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domenica, ottobre 07, 2012

 

Paolo Gabriele condannato a 18 mesi di carcere: assolti, invece, 212.000 preti “perché la pedofilia non costituisce reato” di Luigi Tosti



Dal magistrato Luigi Tosti riceviamo e pubblichiamo.

Di Luigi Tosti

Città del Vaticano, 6 ottobre 2012. Il Tribunale Vaticano, presieduto da Giuseppe Dalla Torre, ha condannato l'ex maggiordomo del Papa Paolo Gabriele. Sono stati invece assolti i 212.000 prelati cattolici che, in ogni angolo del pianeta Terra, hanno sodomizzato e stuprato bambine e bambini affidati alle loro amorevoli cure. E’ stato sentenziato che la pedofilia non costituisce reato ma, al più, un pericolo di disdoro per la Chiesa: pericolo cui può porsi rimedio con trasferimenti dei sacerdoti pedofili in altra parrocchia. Il direttore della Sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, ha avuto cura di rimarcare che il Papa, dal profondo della sua bontà, concederà la grazia a Paolo Gabriele. Ha soggiunto che la condanna a tre anni è arrivata in base all'applicazione del codice vaticano Zanardelli, ma che ''gli è stata poi concessa una riduzione della pena in base alla legge sulle attenuanti e la riduzione di pena introdotta da Paolo VI, la legge 50. Quella del Tribunale -ha concluso- è stata un'applicazione magnanima di questa legge''. Sulle motivazioni dell’assoluzione dei 212.000 preti pedofili padre Lombardi è stato deciso e lapidario: “La Chiesa è stata sempre equa e ponderata nell’applicazione della legge penale: sanzionare con tre anni di reclusione chi sottrae la corrispondenza è un atto di somma giustizia, perché si tratta di un atto gravissimo; sanzionare penalmente chi si limita a sodomizzare uno e più bambini affidati alle proprie cure pastorali -magari anche sordomuti- sarebbe un atto di bieca inciviltà”.
Grandi “apprezzamenti” sono stati anticipati dalle più Alte cariche istituzionali della laicissima Repubblica italiana. Il Guardasigilli Paola Severino ha lodato l’eccellente funzionamento della giustizia del confinante Stato della Città del Vaticano, e lo ha fatto dall’interno del Vaticano, cioè parlando a margine della Festa della Gendarmeria che si è ieri tenuta nel piazzale del Governatorato: ''Si è lavorato con grandissima professionalità, e di questo va dato atto”, ha affermato il Ministro. “C'è stata una immediata individuazione della persona, del presunto autore degli atti, e indagini celeri. Si è dimostrata, in somma, una grande efficienza. L’Italia dovrebbe imitare la Giustizia del Vaticano. Da parte nostra, il Governo Monti ha in animo di seguire le direttive del Vaticano: il reato di pedofilia sarà depenalizzato, anche perché -ha chiosato il Ministro- la realtà è che sono i bambini che adescano i poveri preti''.

Luigi Tosti

Fonte:

“Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente, ma è l’unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri.” Joseph Pulitzer, Fondatore Premio Pulitzer

“La speranza è quel velo della natura che nasconde le nudità della verità.” Alfred Bernhard Nobel, inventore della dinamite e ideatore del Premio Nobel

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domenica, settembre 30, 2012

 

IL CASO SALLUSTI di Luigi Tosti



Dal magistrato Luigi Tosti riceviamo e pubblichiamo.

di Luigi Tosti



L'indignazione plebiscitaria e la solidarietà trasversale che è stata tributata a Sallusti da pressoché  tutti i giornalisti italiani (cito Marco Travaglio, Enrico Mentana etc.), da tutti i cosiddetti "politici" italiani e dai gerarchi della Chiesa cattolica, e che ha addirittura provocato l’interferenza del presidente Napolitano sui giudici della Cassazione penale al fine di influenzarne la decisione pro-Sallusti, dimostrano (semmai ce ne fosse ancora bisogno) che l'Italia è una repubblica della banane nella quale non vige né la legalità né il principio dell'eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Sallusti non è stato condannato perché ha manifestato liberamente la propria opinione -come falsamente si vuole far credere da tutti questi soggetti- ma perché ha diffuso notizie FALSE e diffamatorie sul conto di un giudice e di altri soggetti. Diffondere sulla stampa la notizia che il presidente della repubblica Giorgio Napolitano e i giornalisti Marco Travaglio ed Enrico Mentana hanno adescato dei bambini e li hanno  poi sodomizzati non significa esercitare il diritto di libertà di pensiero e di opinione, ma diffondere notizie FALSE e diffamanti sul conto di persone innocenti. Trovo vergognoso che il Presidente Napolitano, la corporazione dei giornalisti e l'egregia corporazione dei nostri stimatissimi politici si siano fatti paladini di un criminale, privilegiandolo ai danni di coloro che sono stati vittime di quel criminale. Soggiungo anche che questo atto criminale è stato compiuto con l'usuale e proditoria vigliaccheria di chi non ha neppure il coraggio delle proprie azioni: l'articolo diffamatorio pubblicato da Libero è stato infatti sottoscritto con uno pseudonimo, al fine manifesto di assicurare l'impunità al criminale autore. E questo è avvenuto grazie alla fattiva collaborazione, alla complicità e all'omertosa copertura da parte del Sallusti, che si è ben guardato dal rivelare alla magistratura e alle vittime della diffamazione chi fosse l'autore del pezzo criminale. Trovo vergognoso che il Governo, i giornalisti e i politici denuncino l’eccessiva repressività del codice penale, addebitandola al ministro fascista Rocco, solo perché oggi è stato condannato il Sallusti,  ma che nulla abbiano fatto per le centinaia di migliaia di giornalisti, meno blasonati, che negli ultimi 80 anni hanno subito identiche condanne per lo stesso reato.
Trovo vergognoso e squallido che ci si indigni per le condanne inflitte a delinquenti del calibro del Sallusti, che in realtà ha diffamato persone  in carne ed ossa, provocando loro sofferenze morali e fisiche, e non ci si indigni, invece, per le condanne che sono state inflitte e che seguitano ad essere inflitte a coloro che non diffamano persone in carne in ossa ma si limitano ad esprimere delle critiche satiriche contro astratte ideologie religiose. Ricordo che nella Repubblica pontificia italiana vengono ancor oggi puniti, grazie all’imposizione ideologica del Papa e della Chiesa cattolica, sia la “bestemmia” -ovverosia i vaniloqui contro soggetti, non meglio identificati, che con ostinazione si seguitano a chiamare “Dei”- sia il “vilipendio della religione”, cioè le critiche che vengono mosse contro le più strampalate credulonerie, contro le truffe e le falsità che sono state inventate, di sana pianta, da sciamani impostori vissuti duemila anni fa e che tutt’oggi teorizzano l'esistenza dell'aria fritta e di altre astruse amenità come i diavoli, i paradisi, gli inferni, i giudizi universali, i profeti, i miracoli, gli angeli, le resurrezioni e gli accoppiamenti degli dei con primati dell’ homo sapiens, rigorosamente vergini e sposate, per generare pargoli divini da inchiodare sulle croci per salvare non si sa da che cosa l’intera specie umana. Stranamente nessuno si indigna per queste condanne penali inflitte ai danni di chi critica e denuncia l’abuso della credulità popolare da parte di questi sciamani: condanne penali che non hanno nulla di diverso rispetto ai roghi inflitti dai criminali gerarchi della Chiesa cattolica ai danni degli eretici e dei liberi pensatori e che, tutt’oggi, vengono tranquillamente inflitte in altre parti del mondo dagli islamici e da altri fanatici adepti di sette religiose ai danni dei liberi pensatori e degli atei. E' squisitamente vergognoso che i credenti possano impunemente offendere il Darwinismo, l'Ateismo, il Relativismo e che i Darwinisti, i Relativisti e gli Atei non possano fare altrettanto nei confronti delle ideologie religiose.
 
La libertà di stampa, la libertà di pensiero e la libertà di espressione sono le colonne portanti della democrazia; esse sono insostituibili per ogni stato che voglia garantire la convivenza civile. La diffamazione a mezzo stampa è l’unica che può distruggere e screditare la libertà d’espressione e, con essa, la facoltà di partecipare alla vita pubblica attraverso la penna e l’opinione dei cittadini. La condanna di Sallusti, in quanto non informatore ma diffamatore, è stato un atto di sacrosanta difesa di tutti coloro che credono nella libertà d’espressione.

Luigi Tosti

Fonte:

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venerdì, luglio 13, 2012

 

SUGLI STATI DITTATORIALI CATTOLICI-FASCISTI DELL'ITALIA E DEL VATICANO

lunedì, maggio 28, 2012

 

Dal magistrato Luigi Tosti riceviamo e pubblichiamo: Paolo Gabriele, maggiordomo del Papa: SANTO subito!!


Non so se il Sig. Paolo Gabriele, l’ “aiutante di camera” di Ratzinger, sia o meno responsabile di aver sottratto o divulgato il contenuto di lettere indirizzate e/o pervenute al Papa. Se lo avesse fatto, però, meriterebbe non il carcere -in cui è stato sollecitamente ristretto su impulso dei discendenti diretti dei criminali Tribunali dell’Inquisizione cattolica- ma un monumento o, visto che stiamo parlando comunque di un cattolico, di una immediata “santificazione” a furor di popolo. Col suo comportamento, infatti, il maggiordomo del Papa non ha fatto altro che gettare un po’ di luce -anche se in realtà pochissima- sulla Vera natura e sui Veri scopi perseguiti da quella che ho definito in due pubbliche udienze dinanzi al CSM e al Tribunale dell’Aquila come la più grande associazione per delinquere e la più grande banda di falsari che sia mai esistita sul pianeta Terra: la Chiesa Cattolica.


Il contenuto dei documenti diffusi dal Nuzzi non hanno nulla di nuovo o di sconvolgente, perché confermano quello che tutti coloro che non sono avvezzi all’ ipocrisia hanno sempre detto e scritto: e cioè che il Vaticano s.p.a. non ha nulla a che vedere con la religione o con la cosiddetta “spiritualità” (?) né, tantomeno, con un UFO Uno e Trino (ma fondamentalmente Quattrino) affettuosamente appellato dai cattolici “Dio”. La Chiesa è in realtà un’associazione affaristica che persegue da millenni, attraverso metastatiche collusioni mafiose con i poteri politici, delle finalità esclusivamente lucrose, fondate sulla speculazione della creduloneria dei poveri di spirito. L’unico “torto” di Paolo Gabriele è quello di aver fornito ai media ulteriori prove documentali di quanto la Chiesa Cattolica “nulla ci azzecchi” con gli dei e con la religione: ed è questo il vero motivo per il quale è stato “arrestato” dal novello tribunale dell’inquisizione, in attesa di esser fatto cristianamente ardere, come Giordano Bruno, su un rogo fornito dal braccio secolare della Chiesa, cioè dall’Italia.

I giornali e i TIGGI’ della Repubblica Pontificia italiana hanno candidamente affermato che il novello San Paolo Gabriele martire è stato arrestato dai giudici del Vaticano e “rischia 30 anni di reclusione” secondo il codice penale di quell’augusto Stato: nessun “giornalista” od “opinionista” o “vaticanista” della Colonia Pontificia, però, osa indignarsi del fatto che per l’omologo reato di violazione, sottrazione o soppressione della corrispondenza l’art. 616 del codice penale italiano non preveda alcuna facoltà di arresto e, anzi, contempli la semplice sanzione della multa da €. 30 ad €. 516, alternativa alla reclusione sino ad un massimo di un anno. E nessun giornalista od opinionista ha osato indignarsi del fatto che la Chiesa Cattolica -che si dimostra così sollecita e inflessibile nel punire chi ha osato sottrarre la corrispondenza del Papa- non ha invece sanzionato i preti che negli ultimi settanta anni hanno sodomizzato i sederini dei bambini a livello planetario ma, anzi, li ha protetti omertosamente, sottraendoli alle responsabilità penali e civili. Nessun cosiddetto giornalista od opinionista si è ovviamente indignato -in questa Colonia Pontifica- che un soggetto come il Papa, che si è autoproclamato legale rappresentante di “dio” sul nostro Pianeta e che ogni domenica diffonde, a suo dire, la “Vera Verità” all’angelus, abbia poi dei “segreti” da occultare e nascondere al mondo intero e ai suoi “fedeli”! E nessuno si indigna che la Chiesa, che dovrebbe dare ai suoi “fedeli” l’esempio supremo di “trasparenza” e di “Verità”, chiuda nelle segrete coloro che null’altro hanno fatto se non di tentare di diffondere un po’ di trasparenza e di “Verità” sull’operato, tutt’altro che commendevole, della cosiddetta Chiesa Cattolica.

Ben venga, dunque, che il braccio secolare della Chiesa -e cioè la Repubblica Pontificia Italiana- accatasti altre fascine -ovverosia apra le nostre patrie galere- a San Paolo Gabriele, martire della “Verità” come Giordano Bruno.

Amen.

Luigi Tosti

28 maggio 2012
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