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domenica, settembre 30, 2012

 

IL CASO SALLUSTI di Luigi Tosti



Dal magistrato Luigi Tosti riceviamo e pubblichiamo.

di Luigi Tosti



L'indignazione plebiscitaria e la solidarietà trasversale che è stata tributata a Sallusti da pressoché  tutti i giornalisti italiani (cito Marco Travaglio, Enrico Mentana etc.), da tutti i cosiddetti "politici" italiani e dai gerarchi della Chiesa cattolica, e che ha addirittura provocato l’interferenza del presidente Napolitano sui giudici della Cassazione penale al fine di influenzarne la decisione pro-Sallusti, dimostrano (semmai ce ne fosse ancora bisogno) che l'Italia è una repubblica della banane nella quale non vige né la legalità né il principio dell'eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Sallusti non è stato condannato perché ha manifestato liberamente la propria opinione -come falsamente si vuole far credere da tutti questi soggetti- ma perché ha diffuso notizie FALSE e diffamatorie sul conto di un giudice e di altri soggetti. Diffondere sulla stampa la notizia che il presidente della repubblica Giorgio Napolitano e i giornalisti Marco Travaglio ed Enrico Mentana hanno adescato dei bambini e li hanno  poi sodomizzati non significa esercitare il diritto di libertà di pensiero e di opinione, ma diffondere notizie FALSE e diffamanti sul conto di persone innocenti. Trovo vergognoso che il Presidente Napolitano, la corporazione dei giornalisti e l'egregia corporazione dei nostri stimatissimi politici si siano fatti paladini di un criminale, privilegiandolo ai danni di coloro che sono stati vittime di quel criminale. Soggiungo anche che questo atto criminale è stato compiuto con l'usuale e proditoria vigliaccheria di chi non ha neppure il coraggio delle proprie azioni: l'articolo diffamatorio pubblicato da Libero è stato infatti sottoscritto con uno pseudonimo, al fine manifesto di assicurare l'impunità al criminale autore. E questo è avvenuto grazie alla fattiva collaborazione, alla complicità e all'omertosa copertura da parte del Sallusti, che si è ben guardato dal rivelare alla magistratura e alle vittime della diffamazione chi fosse l'autore del pezzo criminale. Trovo vergognoso che il Governo, i giornalisti e i politici denuncino l’eccessiva repressività del codice penale, addebitandola al ministro fascista Rocco, solo perché oggi è stato condannato il Sallusti,  ma che nulla abbiano fatto per le centinaia di migliaia di giornalisti, meno blasonati, che negli ultimi 80 anni hanno subito identiche condanne per lo stesso reato.
Trovo vergognoso e squallido che ci si indigni per le condanne inflitte a delinquenti del calibro del Sallusti, che in realtà ha diffamato persone  in carne ed ossa, provocando loro sofferenze morali e fisiche, e non ci si indigni, invece, per le condanne che sono state inflitte e che seguitano ad essere inflitte a coloro che non diffamano persone in carne in ossa ma si limitano ad esprimere delle critiche satiriche contro astratte ideologie religiose. Ricordo che nella Repubblica pontificia italiana vengono ancor oggi puniti, grazie all’imposizione ideologica del Papa e della Chiesa cattolica, sia la “bestemmia” -ovverosia i vaniloqui contro soggetti, non meglio identificati, che con ostinazione si seguitano a chiamare “Dei”- sia il “vilipendio della religione”, cioè le critiche che vengono mosse contro le più strampalate credulonerie, contro le truffe e le falsità che sono state inventate, di sana pianta, da sciamani impostori vissuti duemila anni fa e che tutt’oggi teorizzano l'esistenza dell'aria fritta e di altre astruse amenità come i diavoli, i paradisi, gli inferni, i giudizi universali, i profeti, i miracoli, gli angeli, le resurrezioni e gli accoppiamenti degli dei con primati dell’ homo sapiens, rigorosamente vergini e sposate, per generare pargoli divini da inchiodare sulle croci per salvare non si sa da che cosa l’intera specie umana. Stranamente nessuno si indigna per queste condanne penali inflitte ai danni di chi critica e denuncia l’abuso della credulità popolare da parte di questi sciamani: condanne penali che non hanno nulla di diverso rispetto ai roghi inflitti dai criminali gerarchi della Chiesa cattolica ai danni degli eretici e dei liberi pensatori e che, tutt’oggi, vengono tranquillamente inflitte in altre parti del mondo dagli islamici e da altri fanatici adepti di sette religiose ai danni dei liberi pensatori e degli atei. E' squisitamente vergognoso che i credenti possano impunemente offendere il Darwinismo, l'Ateismo, il Relativismo e che i Darwinisti, i Relativisti e gli Atei non possano fare altrettanto nei confronti delle ideologie religiose.
 
La libertà di stampa, la libertà di pensiero e la libertà di espressione sono le colonne portanti della democrazia; esse sono insostituibili per ogni stato che voglia garantire la convivenza civile. La diffamazione a mezzo stampa è l’unica che può distruggere e screditare la libertà d’espressione e, con essa, la facoltà di partecipare alla vita pubblica attraverso la penna e l’opinione dei cittadini. La condanna di Sallusti, in quanto non informatore ma diffamatore, è stato un atto di sacrosanta difesa di tutti coloro che credono nella libertà d’espressione.

Luigi Tosti

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lunedì, maggio 28, 2012

 

Dal magistrato Luigi Tosti riceviamo e pubblichiamo: Paolo Gabriele, maggiordomo del Papa: SANTO subito!!


Non so se il Sig. Paolo Gabriele, l’ “aiutante di camera” di Ratzinger, sia o meno responsabile di aver sottratto o divulgato il contenuto di lettere indirizzate e/o pervenute al Papa. Se lo avesse fatto, però, meriterebbe non il carcere -in cui è stato sollecitamente ristretto su impulso dei discendenti diretti dei criminali Tribunali dell’Inquisizione cattolica- ma un monumento o, visto che stiamo parlando comunque di un cattolico, di una immediata “santificazione” a furor di popolo. Col suo comportamento, infatti, il maggiordomo del Papa non ha fatto altro che gettare un po’ di luce -anche se in realtà pochissima- sulla Vera natura e sui Veri scopi perseguiti da quella che ho definito in due pubbliche udienze dinanzi al CSM e al Tribunale dell’Aquila come la più grande associazione per delinquere e la più grande banda di falsari che sia mai esistita sul pianeta Terra: la Chiesa Cattolica.


Il contenuto dei documenti diffusi dal Nuzzi non hanno nulla di nuovo o di sconvolgente, perché confermano quello che tutti coloro che non sono avvezzi all’ ipocrisia hanno sempre detto e scritto: e cioè che il Vaticano s.p.a. non ha nulla a che vedere con la religione o con la cosiddetta “spiritualità” (?) né, tantomeno, con un UFO Uno e Trino (ma fondamentalmente Quattrino) affettuosamente appellato dai cattolici “Dio”. La Chiesa è in realtà un’associazione affaristica che persegue da millenni, attraverso metastatiche collusioni mafiose con i poteri politici, delle finalità esclusivamente lucrose, fondate sulla speculazione della creduloneria dei poveri di spirito. L’unico “torto” di Paolo Gabriele è quello di aver fornito ai media ulteriori prove documentali di quanto la Chiesa Cattolica “nulla ci azzecchi” con gli dei e con la religione: ed è questo il vero motivo per il quale è stato “arrestato” dal novello tribunale dell’inquisizione, in attesa di esser fatto cristianamente ardere, come Giordano Bruno, su un rogo fornito dal braccio secolare della Chiesa, cioè dall’Italia.

I giornali e i TIGGI’ della Repubblica Pontificia italiana hanno candidamente affermato che il novello San Paolo Gabriele martire è stato arrestato dai giudici del Vaticano e “rischia 30 anni di reclusione” secondo il codice penale di quell’augusto Stato: nessun “giornalista” od “opinionista” o “vaticanista” della Colonia Pontificia, però, osa indignarsi del fatto che per l’omologo reato di violazione, sottrazione o soppressione della corrispondenza l’art. 616 del codice penale italiano non preveda alcuna facoltà di arresto e, anzi, contempli la semplice sanzione della multa da €. 30 ad €. 516, alternativa alla reclusione sino ad un massimo di un anno. E nessun giornalista od opinionista ha osato indignarsi del fatto che la Chiesa Cattolica -che si dimostra così sollecita e inflessibile nel punire chi ha osato sottrarre la corrispondenza del Papa- non ha invece sanzionato i preti che negli ultimi settanta anni hanno sodomizzato i sederini dei bambini a livello planetario ma, anzi, li ha protetti omertosamente, sottraendoli alle responsabilità penali e civili. Nessun cosiddetto giornalista od opinionista si è ovviamente indignato -in questa Colonia Pontifica- che un soggetto come il Papa, che si è autoproclamato legale rappresentante di “dio” sul nostro Pianeta e che ogni domenica diffonde, a suo dire, la “Vera Verità” all’angelus, abbia poi dei “segreti” da occultare e nascondere al mondo intero e ai suoi “fedeli”! E nessuno si indigna che la Chiesa, che dovrebbe dare ai suoi “fedeli” l’esempio supremo di “trasparenza” e di “Verità”, chiuda nelle segrete coloro che null’altro hanno fatto se non di tentare di diffondere un po’ di trasparenza e di “Verità” sull’operato, tutt’altro che commendevole, della cosiddetta Chiesa Cattolica.

Ben venga, dunque, che il braccio secolare della Chiesa -e cioè la Repubblica Pontificia Italiana- accatasti altre fascine -ovverosia apra le nostre patrie galere- a San Paolo Gabriele, martire della “Verità” come Giordano Bruno.

Amen.

Luigi Tosti

28 maggio 2012
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sabato, gennaio 14, 2012

 

CRIMINALE CROCIFISSO OBBLIGATORIO IN LOMBARDIA


CRIMINALE CROCIFISSO 
OBBLIGATORIO IN LOMBARDIA

Esposizione del crocifisso negli immobili regionali di Roberto Formigoni

Legge regionale 21 novembre 2011, n. 18
Autore: Regione Lombardia
Data: 21 novembre 2011
Argomento: Laicità, Libertà religiosa, Simboli religiosi
Dossier: Simboli religiosi, Crocifisso, Libertà religiosa
Nazione: Italia
Parole chiave: Crocifisso, Simboli religiosi, Sale istituzionali, Immobili regionali, Immobili ad uso dell'amministrazione regionale, Libertà religiosa
Legge regionale 21 novembre 2011, n. 18: "Esposizione del crocifisso negli immobili regionali".

(BUR Lombardia 25 novembre 2011, supplemento n. 47)

Art. 1 (Principi e finalità)
1. La Regione, ai sensi dell’articolo 2, comma 4, lettera f), dello Statuto d’autonomia riconosce i valori storico-culturali e sociali delle sue radici giudaico-cristiane.

Art. 2 (Esposizione del crocifisso)
1. Per le finalità di cui all’articolo 1 la Regione espone il crocifisso nelle sale istitu-zionali e all’ingresso degli immobili regionali e di quelli in uso all’amministrazione regionale, secondo le modalità previste dal comma 2.
2. Ai sensi della legge regionale 2 dicembre 1994, n. 36 (Amministrazione dei beni immobili regionali) il servizio demanio e patrimonio provvede, entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, alla collocazione del crocifisso nei locali di cui al comma 1.

Art. 3 (Norma finanziaria)
1. Per la realizzazione della finalità di cui alla presente legge è autorizzata, per l’anno 2011, una spesa di 2.500,00 euro.
2. Agli oneri di 2.500,00 euro di cui al comma 1 si provvede con le risorse allocate all’UPB 4.2.1.181 «Amministrazione dei mobili e immobili regionali» dello stato di previsione delle spese del bilancio per l’esercizio finanziario 2011 e pluriennale 2011-2013.

Art. 4 (Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblica-zione nel Bollettino ufficiale della Regione.
La presente legge regionale è pubblicata nel Bollettino ufficiale della Regione.
E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare come legge della Re-gione Lombardia.
Milano, 21 novembre 2011

Roberto Formigoni
Approvata con deliberazione del Consiglio regionale n. IX/278 dell’8 novembre 2011

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lunedì, giugno 13, 2011

 

IMPIASTRO CADAVERICO NEI SEGGI ELETTORALI DI FIORENZO NACCIARITI

Richiesta rimozione

simboli religiosi dai seggi elettorali.

Riceviamo e pubblichiamo:



Raccomandata A.R.

Al Presidente della Repubblica italiana

Palazzo del Quirinale

00187 ROMA


Al Ministro dell'interno

Ministero dell'interno

Palazzo Viminale

Via Agostino Depretis

00184 ROMA


Al Prefetto di Ancona

Prefettura di Ancona

Piazza del Plebiscito n. 1

60100 ANCONA


OGGETTO: Richiesta rimozione simboli religiosi dai seggi elettorali.


Spiegazione dell'invio multiplo:

la presente è rivolta principalmente al Ministro dell'interno;

copia della presente richiesta è inviata al Presidente della Repubblica in quanto il sottoscritto ritiene che ciò sia atto dovuto per questioni riguardanti il preavviso di ricorso a Fori e organismi internazionali, nonché per conoscenza per la sua veste di Capo della Pubblica Amministrazione;

copia della presente richiesta è inviata al Prefetto di Ancona per quanto riguarda i compiti dell'ufficio elettorale della prefettura nell'istruzione dei presidenti di seggio circa i loro doveri di legge.

Il sottoscritto NACCIARITI FIORENZO, nato a xxxxxxxxx (AN) il x xxxxxx xxxx, residente a Falconara Marittima (AN), xxx xxxxx xxxxxxx xx, c.f. xxx xxx xxxxx xxxxx,

PREMETTE.

Con lettere raccomandate A.R., in data 12 maggio 2005, inviate al Presidente della Repubblica italiana, al Ministro dell'interno, al Prefetto di Ancona, al Sindaco del Comune di Senigallia (dove risiedeva a quel tempo), il sottoscritto avanzava richieste analoghe a quelle in oggetto nella presente richiesta, in riferimento al voto per il referendum del 12 e 13 giugno 2005, ricevendo la sola risposta della Presidenza della Repubblica (U.G. N. 1209/2005), la quale in data 26/05/2005, rispondeva al sottoscritto, rilevando la competenza esclusiva del Ministero dell'interno, ministero che, pur avendo ricevuto la citata lettera del sottoscritto e la segnalazione della Presidenza della Repubblica, non assumeva il provvedimento richiesto e motivato dal sottoscritto.

Con lettere raccomandate A.R., in data 15 marzo 2006, inviate al Presidente della Repubblica italiana e al Ministro dell'interno, il sottoscritto confermava il proprio rifiuto di votare in una situazione che vedeva il simbolo della Chiesa cattolica apostolica romana, detto crocifisso, esposto, in regime di monopolio, in alcuni seggi della Repubblica italiana in dispregio del Supremo Principio di laicità o non confessionalità dello Stato e dell'articolo 3 della Costituzione.

Permanendo tale inaccettabile situazione, in tutte le chiamate elettorali successive al referendum del 12 e 13 giugno 2005, il sottoscritto non si è più ritenuto libero di votare e non ha votato. Per ciò il sottoscritto considera soppressa la propria libertà di voto. Annota di essersi recato al seggio il giorno 29 marzo 2010, per vedere se l'Amministrazione garantiva il rispetto del Supremo Principio della laicità dello Stato, e di aver constatato che ciò non avveniva, ma che "casualmente" nell'aula dove è situato il seggio di sua pertinenza non era esposto il crocifisso, mentre in tutte le altre aule, poste sullo stesso corridoio della scuola media "Ferraris", sita in via Speri a Falconara Marittima, il crocifisso c'era.

Prima di procedere oltre il sottoscritto ritiene di dover fare una lunga premessa relativa alla sentenza della Grande Camera della CEDU sul crocifisso, nel caso Lautsi e altri c. Italia (ricorso n. 30814/06), premessa necessaria per fugare alcune possibili incomprensioni su quanto sotto richiesto dal sottoscritto, nel caso che le informazioni distorte sul valore di tale sentenza, propagate dai media, abbiano attinto anche il pensiero dei rappresentanti delle pubbliche Amministrazioni a cui tali richieste sono rivolte e li porti erroneamente a considerare che tale sentenza abbia messo la parola fine sulla questione del privilegio per la Chiesa cattolica apostolica romana di poter esporre, in regime di monopolio, il suo simbolo, detto crocifisso, negli uffici pubblici.

In quanto segue, con "Convenzione" si deve intendere la Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle libertà fondamentali, con "CEDU" si deve intendere Corte europea dei Diritti dell'Uomo, con "Camera" si deve intendere la Corte di 7 giudici della CEDU che ha emesso il primo giudizio, con "Grande Camera" si deve intendere la Corte di 17 giudici della CEDU che ha emesso il giudizio sul ricorso.

Vista la sentenza sul crocifisso emessa dalla Grande Camera nel caso Lautsi c. Italia e constatato che la stessa è stata ottenuta dal Governo italiano con una serie di falsità, infatti nella sentenza si ricava che il Governo italiano avrebbe sostenuto, tra altre falsità, che in alcune scuole italiane si celebrerebbe la fine del ramadan, e rilevato che ciò appare perfino ridicolo se confrontato con la realtà: versetti del corano prontamente rimossi dalla scuola dove la famiglia Smith aveva ottenuto la loro esposizione da parte della maestra dei suoi figli; giudice Montanaro insultato e minacciato per la sua sentenza a favore dei membri della famiglia Smith; lo stesso Smith attirato in una trasmissione televisiva e lì fatto oggetto di pestaggio in diretta TV; insulti e minacce ai membri della famiglia Lautsi-Albertin; insulti e minacce al giudice Luigi Tosti; ...

Constatato che la suddetta sentenza contiene una serie di incomprensioni del diritto italiano da parte dei giudici della Grande Camera, cioè:

1) la Grande Camera non ha capito (o non gli è stato ben spiegato) che le circolari fasciste e le norme regolamentari fasciste che prevedevano il crocifisso nelle aule scolastiche sono abrogate, le prime per incompatibilità con la Costituzione italiana, le seconde ex art. 15 C.C. in quanto, come chiarissimamente spiegato nella sentenza della Corte di Cassazione, Sez. IV Penale, n. 439 dell'1 marzo 2000, anche ai fini concordatari, l'art. 1 dello Statuto albertino è stato abrogato dall'entrata in vigore del cosiddetto Nuovo Concordato e ciò ha comportato l'implicita abrogazione delle norme regolamentari su di esso art. 1 basate, tra le quali le norme regolamentari che prevedevano il crocifisso tra gli arredi scolastici;

2) nella sua sentenza la Grande Camera ha dimostrato di ritenere che nel diritto italiano le (presunte) tradizioni (del crocifisso) possano avere un qualche status di "diritto", mentre invece il secondo comma dell'art. 3 della Costituzione italiana stabilisce che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che si frappongono al pari godimento dei diritti di cui al primo comma dello stesso art. 3, inoltre la Grande Camera ha dimostrato di ignorare l'applicazione effettiva che è stata fatta di tale norma costituzionale, applicazione che ha visto le tradizioni dover soccombere al diritto, per esempio: in Italia le donne, per tradizione (giudaico-cristiana), non potevano esercitare la professione di giudice e l'intervento della Corte Costituzionale ha portato alla rimozione (secondo comma art. 3 Cost.) di tale tradizione di discriminazione delle donne, in quanto in contrasto con il primo comma art. 3 Cost..

Constatato che alcuni giudici della Grande Camera si sono dimostrati sensibili alle forti pressioni di 10 Stati, pressioni che sono state costituite da ricorsi legittimi e da discorsi traversi (divenuti pubblici a mezzo stampa e simili) sui futuri finanziamenti della stessa CEDU da parte dei detti Stati, discorsi traversi fatti al fine di ottenere una sentenza favorevole al simbolo della religione cattolica apostolica romana e per dar man forte alle richieste di egemonia religiosa sull'Italia (e sull'Europa) promosse dal Vaticano anche tramite suoi apparati di lobbistica palese e occulta (ma la cui presenza è conosciuta per via dei sui effetti), pressioni di cui e lecito pensare che abbiano influito nel condurre alcuni giudici della Grande Camera a una sentenza, apparentemente, favorevole al privilegio per il simbolo della Chiesa cattolica apostolica romana di essere esposto nelle aule scolastiche italiane.

Rilevato che detta sentenza della Grande Camera, in realtà, esplicitamente, afferma solo che non c'è stata violazione dell'art. 9 della Convenzione e dell'art. 2 del Protocollo n. 1 (diritto all'istruzione), in quanto non ci sarebbe evidenza che tale simbolo di parte, il crocifisso, esposto nelle aule scolastiche (dove usualmente si costituiscono i seggi elettorali, ed è questo il motivo di interesse del sottoscritto) riesca a influenzare/indottrinare gli studenti. Evidenziato che la Grande Camera ha preso tale decisione, ma non ha dato alcun criterio oggettivo di quando e come i simboli riescano o meno a influenzare/indottrinare gli studenti, né ha spiegato come, per esempio, il simbolo del Sole delle Alpi esposto in numerosi esemplari in una scuola del Comune di Adro (BS) alcuni mesi prima della sentenza, da amministratori leghisti, sarebbe stato idoneo o meno a influenzare/indottrinare gli studenti, né ha spiegato quali sono i criteri oggettivi di comprovata influenza/indottrinamento per cui tali simboli della cultura "padana" sono stati fatti rimuovere dalla scuola di Adro dalle autorità italiane.

Constatato che la Grande Camera oltre a non aver ben compreso il diritto interno italiano, aver accettato per buone falsità prodotte a discolpa dal Governo italiano (festeggiamento della fine del ramadan nelle scuole italiane, addirittura), essersi dimostrata sensibile alle pressioni politiche e lobbistiche, ha anche disatteso il diritto stabilito dalla Convenzione, rifiutandosi di occuparsi della discussione delle violazioni dell'art. 14 della Convenzione. Il che, in combinato disposto con il fatto che la Camera aveva considerato superflua tale discussione, accantonandola, proprio perché aveva ritenuto sufficiente la condanna dell'Italia stabilita, all'unanimità, nella prima sentenza, per la violazione dell'art. 9 e dell'art. 2 del Protocollo n. 1, porta all'assurdo che, quando c'è violazione dell'art. 9 (sentenza della Camera nel caso Lautsi c. Italia) allora la CEDU della violazione dell'art. 14 non discute, mentre quando non ci sarebbe violazione dell'art. 9 (sentenza della Grande Camera nel caso Lautsi c. Italia) allora della violazione dell'art. 14 la CEDU non discute, cioè della violazione dell'art. 14 la CEDU non discute in nessun caso. Contro il fatto che l'art. 14 nella Convenzione c'è ed è posto proprio a tutela delle discriminazioni nel godimento dei diritti di cui all'art. 9 della stessa Convenzione. L'articolo 14 della Convenzione stabilisce infatti che, dei diritti di cui all'art. 9, tutti devono godere allo stesso modo, senza discriminazione in base a [...] religione o credo. È quindi ovvio che non è sufficiente che la CEDU dica che di un simbolo di una religione esposto in una scuola pubblica statale non è provato il potere di influenza/indottrinamento sugli studenti per cui non c'è violazione dell'art. 9, affinché la stessa possa legittimamente saltare alla conclusione che per ciò non si discute la violazione dell'art. 14, ma, avendo i ricorrenti chiesto, in subordine alla richiesta di rimozione del crocifisso, di esporre un loro simbolo, di cui pure non è provato il potere di influenza/indottrinamento, bisogna che la CEDU spieghi il perché, avendosi due simboli di cui non è provato il potere di influenza/indottrinamento, lo Stato italiano permette l'esposizione di un simbolo e nega l'esposizione dell'altro e bisogna che la CEDU spieghi anche il perché, in un simile caso, non ci sarebbe discriminazione ai sensi dell'art. 14. Appare infatti ovvio che se si discute di un caso nel quale si richiede la rimozione di un simbolo o, in subordine, l'esposizione anche di altri simboli e la CEDU perviene al risultato che il simbolo di cui si chiede la rimozione non viola l'art. 9 della Convenzione e l'art. 2 del Protocollo n. 1, in quanto non sarebbe provato il potere di influenza/indottrinamento di tale simbolo, allora la questione in discussione è "il diritto in base all'art. 9 di esporre negli uffici pubblici i simboli religiosi di cui non è provato il potere di influenza/indottrinamento", con la conseguenza che il criterio per la non discriminazione di cui all'art. 14 rispetto al godimento del diritto di cui all'art. 9 (visto sotto questo particolare aspetto) diventa "il diritto di tutti i simboli di cui non è provato il potere di influenza/indottrinamento a essere esposti negli uffici pubblici" e quindi la scelta arbitraria dei giudici della Grande Camera di non discutere la violazione dell'art. 14 è essa stessa discriminazione, cioè è discriminazione il rifiuto della CEDU di stabilire se anche il logo dell'UAAR, di cui chiedeva l'esposizione la Signora Lautsi, avesse o meno potere di influenza/indottrinamento e, non avendolo, se lo Stato italiano viola l'art. 14 applicando l'art. 9 in modo diverso a seconda del richiedente. Discriminazione da parte dello Stato italiano che la famiglia Lautsi-Albertin aveva lamentato e per le quali pure aveva chiesto la condanna dello Stato italiano nel medesimo ricorso che ha dato luogo alle sentenze della Camera e della Grande Camera nel caso Lautsi c. Italia sul crocifisso. Discriminazione riguardante il fatto che l'amministrazione scolastica della scuola frequentata dai figli minorenni della Signora Soile Lautsi si era rifiutata di esporre, accanto al simbolo della Chiesa cattolica apostolica romana, il logo dell'UAAR (o, nel caso Smith, il dirigente scolastico aveva prontamente rimosso i versetti del Corano affissi con il permesso della maestra o, nel caso Tosti, un solerte funzionario cattolico aveva prontamente rimosso il simbolo dell'UAAR esposto dal giudice). Discriminazione che la Grande Camera ha "risolto" rifiutandosi di discutere in merito alla violazione dell'art. 14, adducendo motivazioni risibili dal punto di vista logico: siccome non ci sarebbe evidenza del potere di influenza/indottrinamento da parte del crocifisso, allora non si discute la discriminazione che lo Stato italiano compie rifiutando di esporre anche altri simboli di cui non ci sarebbe evidenza del potere di influenza/indottrinamento.

Constatato che la Grande Camera con la sentenza sul crocifisso ha stabilito il precedente per cui la pressione di un certo numero di Stati a favore di una tradizione, presunta (infatti in moltissime scuole italiane il crocifisso è comparso solo dopo la circolare 3 ottobre 2002 del Ministero dell'istruzione Moratti), può portare alla disapplicazione di alcuni diritti derivanti dalla Convenzione (nel caso specifico art.14 - divieto di discriminazione nell'applicazione dell'art. 9) e rilevato che tale comportamento manifestamente illegittimo della Grande Camera pone gravi dubbi sull'effettiva possibilità di ottenere giustizia anche presso la CEDU quando si vanno a toccare gli arroganti privilegi di chi nei secoli ha esercitato potere palese e occulto con il terrore generato con la capacità di procurarsi alleati disposti a compiere qualsiasi atrocità e nefandezza, ma ritenuto anche che non tutti i giudici di quell'organismo siano disposti a lasciarsi intimidire e piegare da folle bercianti e da apparati di potere impropri.

Tutto ciò premesso il sottoscritto dichiara di non poter accettare che la suddetta sentenza della Grande Camera venga interpretata nel senso di aver chiarito la legittimità dei crocifissi nei seggi elettorali, anche perché la Grande Camera stessa, nella sentenza Lautsi e altri c. Italia, ha affermato che è comprensibile che la ricorrente possa vedere nell’esposizione del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche frequentate dai suoi figli una mancanza di rispetto da parte dello Stato.

Il sottoscritto:

ribadisce il proprio rifiuto di votare nella situazione in cui nei seggi elettorali dello Stato italiano siano presenti i simboli della sola Chiesa cattolica apostolica romana, in particolare il crocifisso (anche se nel seggio in cui si reca a votare il sottoscritto tale simbolo non fosse presente), in quanto in tale situazione:

1) la pubblica Amministrazione viola il Supremo Principio di laicità o non confessionalità dello Stato italiano stabilito dalla Corte Costituzionale italiana e ribadito in numerose sue sentenze;

2) sussiste una situazione in cui i pubblici ufficiali che operano in tali seggi elettorali non appaiono imparziali e quindi non danno garanzia di probità;

3) si ha una situazione di mobbing per coloro che, come il sottoscritto, percepiscono di essere discriminati e offesi dal mancato rispetto della laicità o non confessionalità dello Stato (e sono parecchi in Italia, come noto dai resoconti giornalistici del dopo-votazioni ormai da parecchi anni a questa parte), tale mancato rispetto è messo in atto con pervicace attivismo da alcune Amministrazioni i cui adepti ormai sembrano, al sottoscritto, operare più al servizio della propria parrocchia che dello Stato (si veda il tipico caso del presidente di seggio che cerca di rifiutarsi di mettere a verbale le proteste dell'elettore riguardanti il crocifisso nei seggi);

ribadisce che il proprio rifiuto di votare in tali condizioni non costituisce una passiva bonaria rinuncia a votare e non è neanche espressione di indifferenza verso il diritto al voto, ma la conseguenza della pervicace volontà del regime che occupa lo Stato italiano di violare il diritto del sottoscritto elettore, come di tutti gli altri, a votare in situazione di rispetto della legalità e in assenza di privilegi in favore della maggioranza religiosa e di discriminazione nei confronti delle minoranze: lo Stato deve essere e apparire laico o non confessionale, i pubblici ufficiali devono essere e apparire imparziali in tutto il territorio italiano, affinché, per esempio, l'elettore possa credere che le varie posizioni elettorali che fanno riferimento alla Chiesa cattolica apostolica non vengano favorite (o che le commissioni esaminatrici scolastiche non tendano a dare voti migliori agli studenti che fanno sfoggio di cattolicità, oppure che negli uffici di polizia i cittadini non cattolici non abbiano trattamenti di sfavore da parte di agenti che in virtù di regolamenti fascisti (abrogati) si dilettano (o forse subiscono anche loro) di servire al cospetto del simbolo della religione di regime (che non si sa come altro chiamare, visto che la religione di Stato è stata abolita e visto i privilegi di cui comunque gode);

ribadisce la propria volontà di denunciare penalmente, ex art. 104 del D.P.R. n. 361 del 30 marzo 1957 e successive modificazioni, il presidente di seggio che si rifiuti di mettere a verbale la protesta del sottoscritto per la presenza del crocifisso NEI seggi elettorali;

ribadisce che per le violazioni e discriminazioni lamentate e argomentate (anche nelle precedenti richieste inviate con le lettere raccomandate A.R. sopra elencate), costituite dall'esposizione dei crocifissi nei seggi elettorali e dal simultaneo rifiuto di esporre anche gli altri simboli, messe in essere ai danni del sottoscritto, e di tutti coloro che si rifanno al Supremo Principio della laicità dello Stato e al rispetto dell'art. 3 della Costituzione, da parte del regime che occupa lo Stato italiano (e non si può chiamare altrimenti un insieme di funzionari che in buon numero appaiono più interessati a procurare favori e privilegi alla religione del Vaticano che a servire lo Stato pluralista e democratico), il sottoscritto si riserva di rivolgersi alle Corti internazionali e ad altri Organismi di garanzia internazionali chiedendo la condanna dello Stato italiano a colpa della faziosità religiosa (e/o culturale) del regime che lo occupa.

Il sottoscritto

CHIEDE

che, il Ministro dell'interno voglia disporre, in tempo utile per i referendum dell'[12 e 13 giugno 2011], la preventiva e permanente rimozione dei crocifissi e degli altri simboli religiosi dai seggi elettorali o l'esposizione nei seggi elettorali anche dei simboli degli altri cittadini che lo richiedano.

CHIEDE

la rimozione dei simboli della Chiesa cattolica apostolica romana dai seggi elettorali, di tutta Italia, poiché lo Stato italiano ha l'obbligo di essere e di apparire imparziale in tutto il suo territorio; si veda ad esempio la sentenza della Corte di Appello di Perugia del 10 aprile 2006, in particolare nel passaggio in cui si sostiene «l’opportunità che la sala destinata alle elezioni sia uno spazio assolutamente neutrale, privo quindi di simboli che possano, in qualsiasi modo, anche indirettamente e/o involontariamente, creare suggestioni o influenzare l’elettore».

Motiva tale richiesta con il fatto che tali simboli sono presenti nei seggi elettorali a causa di circolari e norme regolamentari fasciste dichiarate non avente forza di legge dall'ordinanza della Corte Costituzionale del 13 dicembre 2004, n. 389 e riconosciute abrogate implicitamente ai sensi dell'art. 15 C.C. dalla sentenza della Corte di Cassazione, Sez. IV Penale, n. 439 dell'1 marzo 2000, nella quale così è stata motivata tale abrogazione: << Va per completezza rilevato che accanto alle norme interne dettate con le ricordate circolari se ne rinvengono altre di natura regolamentare, contenute nell’art. 118 r.d. 30/4/1924, n. 965, e nell’All. c) r.d. 26/4/1928, n. 1297, e ritenute da cons. stato cit. non incise dagli accordi di modificazione dei patti lateranensi, siccome precedenti quei patti. Tali norme secondarie riguardano solo le scuole elementare e media e si connettono all’art. 140 r.d. 15/9/1860, n. 4336, contenente il regolamento per l’istruzione elementare di attuazione della legge 13/11/1859, n. 3725 (cosiddetta legge Casati), che prescriveva appunto il crocifisso tra gli arredi delle aule scolastiche.

Esse, quindi, non diversamente da quella legge, trovano fondamento nel principio della religione cattolica come sola religione dello stato, contenuto nell’art. 1 dello statuto albertino: principio che proprio il punto 1 del protocollo addizionale degli accordi di revisione del 1984 considera espressamente - se pur ve ne fosse stato bisogno dopo l’entrata in vigore della Costituzione - non più in vigore, con conseguenti ricadute implicite sulla normativa secondaria derivata. Il rapporto di incompatibilità - nel detto parere sbrigativamente ritenuto insussistente con i sopravvenuti Accordi del 1984, rilevante per l’abrogazione ai sensi dell’art. 15 delle disposizioni sulla legge in generale, si pone, quindi, direttamente non con quelle norme regolamentari bensì con il loro fondamento legislativo: l’art. 1 dello statuto albertino espressamente dichiarato non più in vigore «di comune intesa» (preambolo del prot. add.) con la Santa Sede.>>

Motiva ulteriormente tale richiesta adducendo la necessità del rispetto delle norme nazionali ed internazionali: Testo Unico delle Leggi elettorali; articolo 14 della Convenzione europea per la Salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà fondamentali; articolo 3 del Protocollo Addizionale n. 1 alla suddetta Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo; ogni altra fonte di diritto al voto in condizioni di non discriminazione e di non turbamento psicologico.

Qualora invece, il Ministero dell'interno, ritenga che il crocifisso sia presente negli uffici pubblici non in base al diritto, che, come sopra dimostrato, non esiste (in quanto si tratta di circolari e norme regolamentari fasciste non aventi forza di legge e comunque abrogate), ma in base a un dato di fatto comunque motivato, il sottoscritto

CHIEDE

che, per il rispetto dell'art. 3 della Costituzione italiana e dell'art. 14 della Convenzione, sia rimossa la disparità di trattamento tra cittadini italiani cattolici e non cattolici, rimuovendo il privilegio dei cattolici di vedere il simbolo della loro religione esposto negli uffici pubblici con particolare riferimento ai seggi elettorali o, in subordine, permettendo a tutti gli altri cittadini italiani di vedere i loro simboli religiosi (o di gruppi omologhi atei, agnostici, ecc.) esposti al pari di quello dei cattolici e per ciò che lo riguarda in relazione a questa subordinata,

CHIEDE

che venga esposto negli uffici pubblici dove è esposto il crocifisso, con particolare riferimento ai seggi elettorali, anche il simbolo dell'UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) di cui allega un esemplare.

Parimenti, qualora il crocifisso venga considerato simbolo culturale invece che religioso, il sottoscritto

CHIEDE

che, per il rispetto dell'art. 3 della Costituzione italiana e dell'art. 14 della Convenzione, in questo caso con particolare riferimento alla non distinzione in base all'opinione, sia rimossa la disparità di trattamento tra cittadini italiani che si riconoscono nel simbolo culturale detto crocifisso e i cittadini italiani che si riconoscono in altri simboli culturali e non nel crocifisso (che magari essi ritengono un simbolo di una cultura negativa, caratterizzata nella storia da miseria umana, atrocità contro l'umanità e stermini, come il sottoscritto ritiene), rimuovendo il privilegio di coloro che si riconoscono nel simbolo culturale detto crocifisso ad essere i soli a poter esporre il loro simbolo culturale negli uffici pubblici, con particolare riferimento ai seggi elettorali, o, in subordine, permettendo a tutti gli altri cittadini italiani di vedere i loro simboli culturali esposti al pari del crocifisso e per ciò che lo riguarda in relazione a questa subordinata,

CHIEDE

che venga esposto negli uffici pubblici dove è esposto il crocifisso, con particolare riferimento ai seggi elettorali, anche il simbolo dell'UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) di cui, come già detto, allega un esemplare.

Per ognuna delle autorità amministrative in indirizzo, il sottoscritto allega:

- fotocopia della carta di identità;

- simbolo dell'associazione UAAR Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti.

Il sottoscritto si riserva di inviare copia della presente ad altre istituzioni, associazioni, partiti politici e mezzi di comunicazione.

CON DISTINTI OSSEQUI

Falconara Marittima, 27 maggio 2011

Fiorenzo Nacciariti

(firmata autografa sull'originale)


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PROTESTA PER LA PRESENZA DEI CROCIFISSI

NELLE SALE DELLE VOTAZIONI

Io sottoscritto NACCIARITI FIORENZO nato a xxxxxxxxx il x xxxxxx xxxx, residente a Falconara Marittima in xxx xxxxxxxx xx, iscritto nella lista elettorale della sezione n. 23 ubicata presso la scuola media "Ferraris" in via Speri a Falconara Marittima (AN), oggi 12 giugno 2011, alle ore 11,30 circa, mi sono recato a votare in detta sezione, ho ritirato le schede per votare ma, pur avendo il desiderio di votare, mi sono ritenuto impossibilitato a farlo, per la presenza del simbolo della religione cattolica apostolica romana, detto crocifisso, nelle sale delle votazioni. Per le ragioni esposte nella mia diffida, comunicata al Prefetto di Ancona, al Ministro dell'Interno, al Presidente della Repubblica con lettere raccomandate A.R., in data 12 maggio 2005, confermate con lettere raccomandate A.R., in data 15 marzo 2006, inviate al Presidente della Repubblica italiana e al Ministro dell'interno, ribadite con lettere raccomandate A.R., in data 27 maggio 2011 e 28 maggio 2011, inviate al Prefetto di Ancona, al Ministro dell'Interno, al Presidente della Repubblica, in cui ho chiesto la preventiva e permanente rimozione del crocifisso dalle sale delle votazioni (o, in subordine, l'esposizione anche del simbolo dell'UAAR), non ho potuto accettare la rimozione temporanea o l’assenza “occasionale” di detto simbolo, in quanto (ribadisco quanto significato nelle citate diffide) non si tratta solo di un fatto personale, relativo alla discriminazione su base religiosa (e/o culturale) da me percepita, ma si tratta anche e principalmente del rispetto del Supremo Principio della laicità dello Stato, che non può sussistere se non in forma estesa a tutto il territorio dello Stato. E si tratta del condizionamento psicologico del voto, per mezzo di simboli subliminali di parte.

Per tanto, ho riconsegnato tutte le schede senza essermi recato in cabina e senza aver votato. Preciso che ciò non può essere considerato atto esprimente la mia volontà di astensione, ma deve essere considerato fatto conseguente alla mancata garanzia di condizioni di voto accettabili da parte mia; sussistendo le quali avrei votato, avendone il desiderio.

Visto che il supremo principio della laicità dello Stato non è stato rispettato e che la discriminazione su base religiosa (e/o culturale) è stata perpetrata, confermo la volontà espressa nelle citate diffide di ricorrere ai competenti Fori e Organismi di controllo internazionali in materia di discriminazione su base religiosa (e/o culturale) e in materia di condizioni di voto libero, anche da condizionamenti psicologici realizzati tramite l'apposizione nelle sale delle votazioni di simboli subliminali quali il crocifisso. Ritengo che la presenza, all'interno di un seggio elettorale, di un simbolo religioso (e/o culturale) di una specifica confessione (e/o cultura), privo quindi di valore laico e universale, sia in palese contrasto con il Supremo Principio costituzionale della laicità dello Stato, sancito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 203/1989 e successive, e confermato, nel caso specifico dell'esposizione dei crocifissi nei seggi elettorali, dalla sentenza della Suprema Corte di Cassazione n. 439/2000.

La presenza del crocifisso è altresì in contrasto con il pronunciamento della Corte di Appello di Perugia dello scorso 10 aprile 2006, in particolare con il passaggio in cui si sostiene «l'opportunità che la sala destinata alle elezioni sia uno spazio assolutamente neutrale, privo quindi di simboli che possano, in qualsiasi modo, anche indirettamente e/o involontariamente, creare suggestioni o influenzare l'elettore».

Chiedo che la presente protesta sia allegata al processo verbale di codesta sezione e mi permetto, rispettosamente, di ricordare al segretario della sezione che l'articolo 104 del D.P.R. n. 361 del 30 marzo 1957 e successive modificazioni prevede quanto segue:

"Il segretario dell'Ufficio elettorale che rifiuta di inserire nel processo verbale o di allegarvi proteste o reclami di elettori è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa sino a lire 4.000.000."

CON DISTINTI OSSEQUI

Fiorenzo Nacciariti

(firmato autografo sull'originale)

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giovedì, marzo 17, 2011

 

«L'indifferenza, la codardia e l’opportunismo dei cittadini uccidono le democrazie ancor più dei tiranni e dei dittatori.» Luigi Tosti

«L'indifferenza, la codardia

e l’opportunismo dei cittadini

uccidono le democrazie

ancor più dei tiranni e dei dittatori.»

Luigi Tosti

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venerdì, marzo 11, 2011

 

COME FARE A MENO DI DIO E VIVERE LIBERI – Saggi e interviste sulla libertà di pensiero di Riccardo Zanello

Libro a cura di Riccardo Zanello - Coniglio Editore

Dio non c’è... o almeno non ve ne sono le prove. 29 interviste approfondite di atei, agnostici e non credenti italiani. Uno spaccato della minoranza più consistente in materia religiosa del nostro Paese, eppure la più ignorata e la più contrastata. Questo libro vuole dare la parola a un “campione” di atei e non credenti, famosi o anonimi, di categoria e provenienza. Vuole evidenziare che gli atei non sono i mangiapreti dalla vita dissoluta e senza princìpi che spesso si vuole far credere: dal magistrato Luigi Tosti, al vignettista Sergio Staino, allo scrittore Ennio Montesi, all’attore Tullio Solenghi, politici, studiosi, studenti, creativi e operai, testimoniano che non hanno la presunzione della verità assoluta, che sono informati e documentati proprio sulla storia delle religioni e che sono anche pieni di dubbi, dubbi costruttivi, che aprono la mente, e che hanno una sola, grande certezza in cui credere: la libertà di pensiero.

All’ateo José

«Mi sono sempre considerato un ateo tranquillo perché l’ateismo come militanza pubblica mi sembrava qualcosa di inutile, ma ora sto cambiando idea. Alle insolenze reazionarie della Chiesa Cattolica bisogna rispondere con l’insolenza dell’intelligenza viva, del buon senso, della parola responsabile. Non possiamo permettere che la verità venga offesa ogni giorno dai presunti rappresentati di Dio in terra ai quali in realtà interessa solo il potere.» José de Sousa Saramago, 14 ottobre 2009, Premio Nobel per la Letteratura nel 1998

Scheda del libro

Titolo: COME FARE A MENO DI DIO E VIVERE LIBERI – Saggi e interviste sulla libertà di pensiero

A cura di: Riccardo Zanello

Editore: Coniglio Editore www.coniglioeditore.it

Collana: Fuori dal tempio

Pagine: 240, brossura

Prezzo: 14,50 euro

EAN: 9788860632609


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venerdì, febbraio 04, 2011

 

“NEL MIRINO” DELLA LEGA NORD LO SCRITTORE ATEO ENNIO MONTESI

La Lega Nord delle Marche manifesta contro Montesi in quanto “non cattolico” ed egli presenta esposto alla Procura della Repubblica per ipotesi di reato di discriminazione religiosa e razzismo.

Ancona – «Non esiste alcuna legge dello Stato Italiano che induca un partito politico ad obbligare una persona imponendogli di credere all’esistenza del pittoresco personaggio di fantasia denominato “Dio” oppure imponendogli di credere al personaggio di fantasia denominato “Gesù detto il Cristo”, oppure al personaggio di fantasia denominato “Pinocchio” oppure al personaggio di fantasia denominato “Uomo Ragno” oppure ai personaggi di fantasia “Biancaneve” e i “Sette Nani”.» Si legge nel documento dell’esposto che lo scrittore Ennio Montesi ha depositato il 2.2.2011 presso la Procura della Repubblica e la Prefettura di Ancona inoltrandolo per conoscenza anche al presidente Giorgio Napolitano, al ministro dell’Interno Roberto Maroni, a José Manuel Durão Barroso, presidente della Commissione Europea di Bruxelles, a Thorbjørn Jagland, segretario generale del Consiglio d’Europa dei Diritti dell’Uomo a Strasburgo e a Ban Ki-moon, segretario generale alle Nazioni Unite a New York. Il partito politico della Lega Nord, attraverso l’articolo giornalistico “La Lega Nord Marche vicina a mons. Menichelli, arcivescovo di Ancona. Sabato manifestazione a Fermo” ha annunciato che organizzerà una manifestazione pubblica per le strade della città di Fermo prevista per Sabato 5 Febbraio 2011, per manifestare contro Ennio Montesi, contro Dante Svarca, ex comandante dei vigili urbani di Ancona il quale Svarca avrebbe chiesto a Edoardo Menichelli, vescovo della arcidiocesi di Ancona e di Osimo di “astenersi dal presentare ai fedeli l’eucaristia come il miracolo della transustanziazione” inviando probabilmente alla Procura della Repubblica di Ancona una segnalazione di ipotesi di reato per abuso della credulità popolare. Verrebbe infine preso di mira dalla Lega Nord delle Marche anche il magistrato Luigi Tosti, ex giudice del Tribunale di Camerino il quale si è rifiutato, in pieno rispetto della legge e della Costituzione della Repubblica Italiana, di tenere udienze nelle aule di tribunale in cui era affisso il crocifisso. Tutti e tre sono “accusati” e messi al bando dalla Lega Nord poiché essere cittadini di filosofia atea, cioè “non cattolici” e “non credenti”. Sembrerebbe che seguiranno anche altre manifestazioni della Lega Nord contro i tre cittadini atei. Nel documento dell’esposto si legge: «Il mio ultimo libro si intitola “Racconti per non impazzire” ed è pubblicato da Mursia Editore. Annuncio che a breve sarà in libreria “Come fare a meno di Dio e vivere liberi. Saggi e interviste sulla libertà di pensiero” Coniglio Editore, nel quale libro sono pubblicate le mie risposte ad una lunga intervista fattami dall’autore, sul fatto di essere orgogliosamente ateo, sull’ateismo e sull’ateologia. Sul fatto che atei si nasce e che indottrinati di religione si diventa. Un libro questo che il sanguinario e criminale Tribunale dell’Inquisizione della Chiesa cattolica avrebbe certamente messo all’indice bollandolo come blasfemo e che avrebbe bruciato in piazza insieme a me, dopo avermi però fatto torturare dai monaci carnefici e dopo avermi messo la mordacchia come fecero con Giordano Bruno. Suggerisco agli illuminati signori della Lega Nord e ai cattolici di leggerlo per trarne qualche preziosa riflessione intellettuale e qualche spunto di saggezza di vita democratica e politica. Spero che per i miei scritti di narrativa o di saggistica che ho scritto, oppure che scriverò durante il corso della mia vita, oppure per i miei discorsi nelle conferenze pubbliche, non mi sia stata lanciata e non mi si lancerà mai una sorta di criminale fatwa cattolica dalla Lega Nord e neanche dall’ayatollah Joseph Ratzinger, capo della setta fondamentalista della Chiesa cattolica, come l’ayatollah Khomeyni lanciò la fatwa islamica a Salman Rushdie, poiché sia alla Lega Nord che all’individuo Joseph Ratzinger quello che io penso, quello che io dico, quello che io scrivo sono affari miei e non deve interessare loro, come a me non interessa cosa pensi o non pensi la Lega Nord e tanto meno di quanto pensi, di quanto scriva e di quanto dica Joseph Ratzinger, dei quali non nutro alcuna briciola di stima e con i quali nulla voglio avere a che fare. Poiché è mio diritto avere ed esigere pari dignità sociale, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali sostengo di aver subito probabilmente una ingiustificata discriminazione e persecuzione religiosa-politica e razzista probabilmente di stampo cattolico-fascista in violazione della legge italiana 654 del 1975, la legge “Reale” che recepì la Convenzione Internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale e religiosa, poi aggiornata dalla legge Mancino.»

Esposto per manifestazione pubblica a Fermo del 5 Febbraio 2011 del partito politico Lega Nord delle Marche contro Ennio Montesi e contro altri cittadini

Vincenzo Macrì

Procuratore Generale di Ancona

Procura della Repubblica

Presso Tribunale di Ancona

Corso Mazzini 95

60121 Ancona

Paolo Orrei

Prefetto di Ancona

Prefettura di Ancona

Piazza Plebiscito 1

60121 Ancona

Giorgio Napolitano

Presidente della Repubblica

Palazzo del Quirinale

00187 Roma

Roberto Maroni

Ministro dell’Interno

Palazzo del Viminale 1

00184 Roma

José Manuel Durão Barroso

President

European Commission

Commissione Europea

Rue de la Loi 175

B-1048 Bruxelles – Belgio

Thorbjørn Jagland

Secretary General

Concil of Europe Human Rights

Consiglio d’Europa dei Diritti dell’Uomo

Avenue de l’Europe

67075 Strasbourg Cedex – Francia

Ban Ki-moon

UN Secretary-General

United Nations – Headquarters

Nazioni Unite

760 United Nations Plaza

New York, NY 10017 – USA


Io sottoscritto Ennio Montesi, cittadino italiano ed europeo, ho appreso da un articolo giornalistico una notizia inquietante e terrorizzante che riguarda la sicurezza fisica della mia persona, la mia incolumità personale e quelle della mia famiglia. Il titolo dell’articolo giornalistico in oggetto è “La Lega Nord Marche vicina a mons. Menichelli, arcivescovo di Ancona. Sabato manifestazione a Fermo” pubblicato in data 31/01/2011 sul website del giornale internet: www.informazione.tv a firma della redazione di Fermo il cui link diretto di pubblicazione è il seguente:

http://www.informazione.tv/index.php?action=index&p=61&art=25994

Da tale articolo giornalistico apprendo con grande sdegno e forte timore che il partito politico della Lega Nord delle Marche organizzerà una manifestazione pubblica per le strade della città di Fermo prevista per Sabato 5 Febbraio 2011 nella quale la Lega Nord delle Marche, presumibilmente insieme ad una folla, manifesteranno in pubblico probabilmente contro la mia persona, contro il mio libero pensiero, contro la mia filosofia atea e contro la mia attività intellettuale di scrittore. Nell’articolo giornalistico si legge: «Nel mirino dei bossiani entra anche lo scrittore jesino Ennio Montesi, che ha chiesto asilo politico alla Svezia perché “discriminato” dallo stato italiano che permette l’esposizione pubblica del crocefisso».

Sempre nell’articolo giornalistico in oggetto viene comunicato che la Lega Nord delle Marche prenderebbe di mira, oltre la mia figura, la mia persona, anche il cittadino italiano Dante Svarca, ex comandante dei vigili urbani di Ancona che avrebbe chiesto a Edoardo Menichelli, vescovo della arcidiocesi di Ancona e di Osimo di “astenersi dal presentare ai fedeli l’eucaristia come il miracolo della transustanziazione” inviando probabilmente alla Procura della Repubblica di Ancona una segnalazione di ipotesi di reato per abuso della credulità popolare. Inoltre, secondo l’articolo giornalistico verrebbe infine preso di mira dalla Lega Nord delle Marche anche il magistrato Luigi Tosti, ex giudice del Tribunale di Camerino il quale si è rifiutato, in pieno rispetto della legge e della Costituzione della Repubblica Italiana, di tenere udienze nelle aule di tribunale in cui era affisso il crocifisso.

L’articolo si conclude annunciando che «La manifestazione leghista fermana sarà la prima di una serie in tutte le Marche. Nell’occasione si procederà anche al tesseramento 2011.» Pertanto sembrerebbe che ci saranno anche altre manifestazioni pubbliche contro di me, contro Dante Svarca e contro Luigi Tosti. Tale situazione di inaudito fondamentalismo politico e di fanatismo religioso, per quanto mi riguarda, è molto inquietante e terrorizzante, e presumo e spero che la Procura della Repubblica di Ancona e la Prefettura di Ancona vigilino con la dovuta attenzione su tale circostanza e sull’evolversi della situazione futura per evitare spiacevoli conseguenze. Chiedo alla Procura della Repubblica di Ancona e alla Prefettura di Ancona che in qualche modo provvedano a tutelare e a salvaguardare la sicurezza sia mia che quella della mia famiglia poiché ci sentiamo minacciati e in pericolo.

Sottolineo che le manifestazioni pubbliche sono, naturalmente, uno dei fondamentali diritti democratici a beneficio della democrazia e della libertà di un popolo.

Tuttavia qualora un partito politico organizzasse una manifestazione pubblica “ateofoba”, cioè contro gli atei, fomentando e aizzando le folle contro il libero pensiero di un singolo cittadino poiché ritenuto pensiero da combattere e da estirpare, cittadino che non è una figura pubblica, né un personaggio politico, presumo sia un atto di notevole e di gravissima intolleranza, un atto molto inquietante ed infinitamente esecrabile di presumibile discriminazione razziale e di presunta violenza politica di matrice fondamentalista cattolica-fascista.

Ritengo possa essere questo un atto di probabile intimidazione personale e di presumibile istigazione all’odio razziale contro la mia persona, contro il mio pensiero di filosofia atea, contro i miei scritti, contro i miei libri e contro la mia attività intellettuale. Ritengo possa essere questo un atto che probabilmente vada a ledere i principali diritti inviolabili personali di democrazia e di libertà della persona, diritti che debbono essere garantiti, tutelati e difesi dalle Istituzioni della Repubblica Italiana, sia per me che per tutti.

Sottolineo che non esiste alcuna legge dello Stato Italiano che induca un partito politico ad obbligare una persona imponendogli di credere all’esistenza del pittoresco personaggio di fantasia denominato “Dio” oppure imponendogli di credere al personaggio di fantasia denominato “Gesù detto il Cristo”, oppure al personaggio di fantasia denominato “Pinocchio” oppure al personaggio di fantasia denominato “Uomo Ragno” oppure ai personaggi di fantasia “Biancaneve” e i “Sette Nani”. Nessuno può obbligare nessuno a credere o a non credere a personaggi immaginari, e tanto meno nessuno può imporre a nessuno di adorare o di venerare tali personaggi.

Pertanto, neanche il partito politico della Lega Nord delle Marche e neanche la setta fondamentalista ed oscurantista denominata “Chiesa cattolica”, e neanche i suoi accalorati adepti cattolici, possono permettersi di imporre e di obbligare le persone a dovere credere a tutti i costi e forzatamente a leggende fantasiose, come quella del dischetto di frumento che la setta cattolica ha denominato “ostia” dalla quale ostia per un rito magico denominato “eucarestia” e di “parole magiche” pronunciate dagli stregoni cattolici i quali trasformerebbero il frumento in un altro elemento, cioè in sangue, in carne, in ossa e in altre sostanze organiche umane di un presunto cadavere che sarebbe morto due millenni fa. Probabilmente una magia perfino superiore a quella in uso al mago Harry Potter. È comunque facile e banale scoprire se il frumento si sia trasformato nel presunto sangue del presunto personaggio denominato Gesù detto il Cristo, facendo un semplice esame ematologico in un laboratorio di analisi.

Qualora il referto di laboratorio di analisi ematologiche confermasse che il frumento si è trasformato in sangue umano, in carne e in ossa – come asseriscono con inaudita certezza gli stregoni cattolici e i loro adepti e come vorrebbero fare credere al prossimo – si potrebbe poi procedere all’esame del DNA. Inoltre, poiché sembrerebbero esistere almeno tredici presunti prepuzi del pene del presunto Gesù detto il Cristo sparsi e custoditi nelle chiese come reliquie da adorare, si potrebbe procedere all’esame del DNA di uno di questi presunti prepuzi appartenuti al presunto Gesù detto il Cristo e poi confrontare la struttura del DNA dell’ostia con la struttura del DNA del presunto prepuzio così da verificare inconfutabilmente e una volta per tutte se il sangue risulta essere, oppure non essere, della stessa persona. Ammesso sempre che il frumento, a dispetto di tutte le leggi della fisica molecolare, della chimica, della matematica, della composizione della materia e della biologia organica si sia trasformato realmente in sangue umano, in carne e in ossa e n altro materiale organico umano.

E nemmeno si può imporre a nessuno di credere a quei bizzarri giochetti dell’arte di prestidigitazione denominati “miracoli” che inducono a pensare che siano probabilmente in corso, piuttosto che magie e miracoli, concreti reati penali come ad esempio “abuso della credulità popolare”, “circonvenzione di incapace”, illegalità della “professione di ciarlatano”, di “associazione a delinquere ai fini del raggiro e della truffa”, reati non fantasiosi, ma concreti e reali previsti e perseguiti dal Codice Penale italiano e dalle leggi dello Stato Italiano.

Nessuno può imporre a nessuno di credere a superstizioni medievali oppure ad antiche favole di storie criminali. Nessuno può imporre a nessuna persona di credere ad assurde credenze religiose imponendole con arroganza e con violenza sociale oppure organizzando manifestazioni pubbliche di fanatismo cattolico portando in piazza molte persone e agitando la folla contro chi non è disposto a credere a tali favole e a simili superstizioni. È probabile che tali comportamenti discriminatori violino qualche legge dello Stato Italiano, sempre che le leggi abbiano un senso e una funzione democratica e applicabili oltre che per la “superiore razza cattolica” anche per la “inferiore e schifosa razza di noi atei abominevoli”.

In questa Italia che si definisce Stato Laico e democratico non è affatto piacevole, né tranquillizzante “sentirsi nel mirino” di una folla destabilizzata di fanatici fondamentalisti con la mente inebriata di chissà quali misticismi ultraterreni e di una folla fomentata da un partito politico italiano che manifesta in piazza contro le persone singole, contro i liberi cittadini italiani solo perché la pensano diversamente da loro in merito alle favole criminali propagandate dalla setta fondamentalista della Chiesa cattolica e dai suoi gerarchi vaticani.

Sottolineo che una manifestazione “Ad Personam” organizzata da un partito politico è una azione angosciante e spaventosa, è un atto aberrante a maggior ragione essendo la manifestazione intrisa del terribile germe del fondamentalismo cattolico-fascista e di implacabile fanatismo religioso.

Porto l’esempio calzante, di Salman Rushdie, scrittore e saggista britannico, autore di opere di narrativa. Nel 1988 egli scrisse il libro “I versi satanici” (The Satanic Verses), una storia fantastica ma chiaramente allusiva nei confronti della figura di Maometto, e ritenuta blasfema dagli islamici. La pubblicazione del libro provocò nel febbraio 1989 una fatwa dell’ayatollah Ruhollah Khomeyni che decretò la condanna a morte di Salman Rushdie. Un privato cittadino offrì una taglia in denaro per la morte dello scrittore, probabilmente tollerata e permessa dal regime khomeynista. Lo scrittore riuscì a salvarsi rifugiandosi nel Regno Unito e vivendo sotto protezione. Il traduttore giapponese del romanzo, Hitoshi Igari, fu però ucciso da emissari del regime iraniano, mentre il traduttore italiano, Ettore Capriolo, fu ferito come l’editore norvegese del libro. La fatwa è stata reiterata ancora il 17 febbraio 2008, in quanto “la condanna a morte dell’Imam Khomeini contro Salman Rushdie ha un significato storico per l’islam e non è semplicemente una condanna a morte”.

Il mio ultimo libro si intitola “Racconti per non impazzire” ed è pubblicato da Mursia Editore. Annuncio che a breve sarà in libreria “Come fare a meno di Dio e vivere liberi. Saggi e interviste sulla libertà di pensiero” Coniglio Editore, nel quale libro sono pubblicate le mie risposte ad una lunga intervista fattami dall’autore, sul fatto di essere orgogliosamente ateo, sull’ateismo e sull’ateologia. Sul fatto che atei si nasce e che indottrinati di religione si diventa. Un libro questo che il sanguinario e criminale Tribunale dell’Inquisizione della Chiesa cattolica avrebbe certamente messo all’indice bollandolo come blasfemo e che avrebbe bruciato in piazza insieme a me, dopo avermi però fatto torturare dai monaci carnefici e dopo avermi messo la mordacchia come fecero con Giordano Bruno. Suggerisco agli illuminati signori della Lega Nord e ai cattolici di leggerlo per trarne qualche preziosa riflessione intellettuale e qualche spunto di saggezza di vita democratica e politica.

Spero che per i miei scritti di narrativa o di saggistica che ho scritto, oppure che scriverò durante il corso della mia vita, oppure per i miei discorsi nelle conferenze pubbliche, non mi sia stata lanciata e non mi si lancerà mai una sorta di criminale fatwa cattolica dalla Lega Nord e neanche dall’ayatollah Joseph Ratzinger, capo della setta fondamentalista della Chiesa cattolica, come l’ayatollah Khomeyni lanciò la fatwa islamica a Rushdie, poiché sia alla Lega Nord che all’individuo Joseph Ratzinger quello che io penso, quello che io dico, quello che io scrivo sono affari miei e non deve interessare loro, come a me non interessa cosa pensi o non pensi la Lega Nord e tanto meno di quanto pensi, di quanto scriva e di quanto dica Joseph Ratzinger, dei quali non nutro alcuna briciola di stima e con i quali nulla voglio avere a che fare.

Ritengo essere gravissimo l’intento del partito politico della Lega Nord delle Marche che organizzerà una manifestazione politica pubblica fondamentalista di fanatici cattolici dichiaratamente contro singoli e onesti cittadini solo perché di pensiero ateo, nella fattispecie contro la mia persona per avere io probabilmente espresso democraticamente e pacificamente il mio libero pensiero sull’ateismo e di uomo libero. Probabilmente alle brillanti e lungimiranti menti pensanti della Lega Nord nessuno ha ancora detto loro che la caccia alle streghe e agli eretici è finita da un bel pezzo e che ora viviamo nel terzo millennio e non più nel medioevo.

È mio inviolabile diritto di uomo, di cittadino, di pensatore, di intellettuale e di scrittore esprimere liberamente il mio pensiero non essendo l’Italia uno Stato dittatoriale a regime fascista, né a regime dittatoriale nazista, ma bensì è uno Stato laico e democratico, come recita l’articolo 19 della Costituzione della Repubblica Italiana: «Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.» e poi ancora l’articolo 3: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». E anche come fa esplicito riferimento l’articolo 9 della Carta Internazionale per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo, recepita dall’Italia nel 1955.

Non deve ripetersi la miserabile Storia, come quella della organizzazione statunitense Ku Klux Klan di stampo cristiano terroristico, a contenuti razzisti che propugnano la superiorità della razza bianca soprattutto se cristiana perpetrando, probabilmente, la caccia e il razzismo spietato contro gli afro-americani.

Non deve ripetersi la miserabile Storia, come quella della organizzazione della spietata setta fondamentalista della Chiesa cattolica, organizzazione parallela facente capo allo Stato dittatoriale e fondamentalista del Vaticano. Chiesa cattolica, cioè di quella setta “malefica e perniciosa”, per usare le stesse parole di Svetonio, Tacito e Plinio il Giovane, eterna corruttrice e associazione oscurantista e sanguinaria portatrice di orrori e di morte. Chiesa cattolica che, nell’arco dei secoli, ha compiuto crociate disumane, sterminando popoli, mettendo in atto genocidi efferati e crimini atroci contro l’Umanità in nome dei suoi Dei, del feticcio chiodato e di assurde superstizioni medievali. Milioni di uomini, donne e bambini sbudellati, sgozzati, bruciati, torturati, annegati, strangolati, impalati, squartati, spellati vivi, fatti a pezzi, facendo carne di porco di intere popolazioni.

Nemmeno deve assolutamente ripetersi la sciagurata e criminale Storia, come quando nella Germania nazista di Adolf Hitler nella quale gli ebrei vennero bruciati nei forni crematori e vennero uccisi a milioni nei campi di concentramento nazisti insieme a oppositori politici, omosessuali, comunisti, socialisti, anarchici, zingari, malati di mente, portatori di handicap, pentecostali, testimoni di Geova, sovietici, polacchi, etnie indesiderabili, popolazioni inaccettabili, “untermenschen”, “sub-umani”, come li definirono i criminali nazisti hitleriani, “ausmerzen”, “sopprimiamo i deboli”, ripetevano gli instancabili carnefici assassini nazisti, mentre molti cittadini tedeschi erano, forse, all’oscuro delle atrocità che stavano accadendo attorno a loro, come all’oscuro erano, forse, anche le nazioni europee, americane ed asiatiche.

Poiché è mio diritto avere ed esigere pari dignità sociale, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali sostengo di aver subito probabilmente una ingiustificata discriminazione e persecuzione religiosa-politica e razzista probabilmente di stampo cattolico-fascista in violazione della legge italiana 654 del 1975, la legge “Reale” che recepì la Convenzione Internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale e religiosa, poi aggiornata dalla legge Mancino.

Poiché vivo in un Paese che si dichiara Laico, poiché ritengo di aver subito una ingiustificata discriminazione religiosa e sociale, poiché ritengo che gli atti posti in essere e sopra descritti integrino estremi di reato, poiché ritengo che vi sia stata la violazione dell’art. 3 della L.654/1975, chiedo alle alte Cariche e Autorità in indirizzo di adottare tutti i provvedimenti ritenuti opportuni a tutela e a difesa dei miei diritti e nel contempo chiedo che siano puniti gli eventuali responsabili della discriminazione religiosa, e/o politica, e/o sociale posta in essere contro di me.

Allego copia dell’articolo giornalistico “La Lega Nord Marche vicina a mons. Menichelli, arcivescovo di Ancona. Sabato manifestazione a Fermo”.

Chiedo di essere informato in caso di archiviazione.

Con alta considerazione.

2 Febbraio 2011

Ennio Montesi

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