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giovedì, febbraio 26, 2009

 

CHIESA PADRONA - Un falso giuridico dai Patti Lateranensi a oggi - di Michele Ainis - Garzanti Libri

Axteismo consiglia la lettura dell’ottimo saggio “Chiesa padrona - Un falso giuridico dai Patti Lateranensi a oggi” del costituzionalista Michele Ainis. «Il Vaticano, nei confronti della Repubblica italiana, non sta certo con le mani in mano. Le usa entrambe: una per chiedere quattrini, l’altra per suonar ceffoni in faccia alla politica. Questo doppio registro si consuma all’ombra del diritto, anzi: l’alibi perfetto è la legge più alta, quella scolpita sulle tavole della Costituzione. Conviene allora dirlo con chiarezza: tutta questa ricostruzione è un falso giuridico... Non è vero che le ingerenze vaticane siano protette dalla libertà di parola o dalla libertà di religione; non è vero che il Concordato sia protetto dalla Costituzione.»

La Chiesa cattolica attinge abbondantemente alle risorse pubbliche dello Stato italiano: ogni anno milioni di euro vengono dirottati dal governo centrale e dagli enti locali, che si sono fatti di recente ancor più solerti. Questo tuttavia non impedisce al Vaticano pesanti incursioni nella vita pubblica del nostro paese: è pressoché impossibile che un provvedimento legislativo venga approvato senza il suo benestare; e quando accade, le resistenze della Chiesa cercano di impedirne l’applicazione. È una situazione abnorme, che trova il suo fondamento nel Concordato siglato l’11 febbraio 1929 da Pio XI con Benito Mussolini, che lo stesso pontefice aveva definito «l’uomo della Provvidenza». Quel patto venne accolto dalla Costituzione repubblicana attraverso l’articolo 7. Infine nel 1984 il Concordato fu rinnovato dall’accordo tra Craxi e Giovanni Paolo II. Oggi il trattamento privilegiato di cui gode il Vaticano non ha più alcun fondamento giuridico, argomenta Michele Ainis: l’articolo 7 era una norma provvisoria, e oggi è un farmaco scaduto. Oltretutto quelle dei vertici della Chiesa si configurano come vere e proprie ingerenze di uno stato straniero nei nostri affari interni. Infine, in una società sempre più complessa, i privilegi concordatari creano inevitabilmente una disparità di trattamento rispetto a cittadini italiani che seguono altre fedi (e soprattutto a quelli che non si sentono affiliati ad alcuna chiesa). Attento alla logica giuridica e alla storia, Chiesa padrona propone un nuovo fondamento al patto tra lo Stato italiano e il Vaticano. Un rapporto più limpido e corretto tutelerà in maniera più efficace la libertà e la dignità dei cittadini italiani; e aiuterà chi vuole davvero occuparsi della cura delle anime a farlo senza impastoiarsi nelle polemiche politiche.

Michele Ainis insegna Istituzioni di diritto pubblico all’università di Roma Tre. Collabora alle principali riviste giuridiche italiane ed è editorialista della «Stampa». Fra i suoi libri, La legge oscura (Laterza, 1997); Se 50.000 leggi vi sembran poche (con i disegni di Vincino, Mondadori, 1999); Le libertà negate (Rizzoli, 2004); Vita e morte di una Costituzione (Laterza, 2006). Con Garzanti ha pubblicato anche Stato matto (2007).

Interviste, presentazioni, conferenze e altro tel. 3393188116
Rif.
http://www.garzantilibri.it/default.php?page=visu_libro&CPID=2383
Diffusione: Axteismo Press l’Agenzia degli Axtei, Atei e Laici
http://nochiesa.blogspot.com


«La prova inconfutabile dell’inesistenza di dio
è l’esistenza della Chiesa cattolica.»
Luigi Tosti, magistrato

Considerato l'attuale gravissimo stato di censura e di
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si invita alla massima pubblicazione e diffusione.

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martedì, febbraio 24, 2009

 

Luigi Cascioli ospite di 30 Denari 1/12


 

Luigi Cascioli ospite di 30 Denari 2/12


 

Luigi Cascioli ospite di 30 Denari 3/12


 

Luigi Cascioli ospite di 30 Denari 4/12


 

Luigi Cascioli ospite di 30 Denari 5/12


 

Luigi Cascioli ospite di 30 Denari 6/12


 

Luigi Cascioli ospite di 30 Denari 7/12


 

Luigi Cascioli ospite di 30 Denari 8/12


 

Luigi Cascioli ospite di 30 Denari 9/12


 

Luigi Cascioli ospite di 30 Denari 10/12


 

Luigi Cascioli ospite di 30 Denari 11/12


 

Luigi Cascioli ospite di 30 Denari 12/12


 

Beppe Grillo e Joseph Ratzinger


 

INTERVISTA RADIO AL MAGISTRATO LUIGI TOSTI


giovedì, febbraio 19, 2009

 

CASSAZIONE: CROCIFISSO, ANNULLATA LA CONDANNA AL GIUDICE LUIGI TOSTI

ROMA - La Sesta sezione penale della Cassazione "ha annullato senza rinvio perché il fatto non sussiste" la condanna per il giudice del Tribunale di Camerino, Luigi Tosti a sette mesi di reclusione per interruzione di pubblico servizio e omissione di atti d'ufficio inflitta dalla Corte d'Appello dell'Aquila nel maggio 2007 perché il magistrato si era rifiutato di svolgere le sue funzioni nell'aula giudiziaria a causa della presenza di un crocifisso. All'inizio dell'udienza la difesa del giudice Tosti aveva rinnovato la richiesta di rimuovere, non solo in Cassazione ma in tutte le aule di giustizia, i crocifissi ed ogni simbolo appartenente alla religione cattolica. Ma la Sesta sezione penale ha respinto l'istanza e portato avanti il processo vista l'assenza di simboli religiosi nell'aula. Il sostituto pg della Cassazione, Vincenzo Geraci, aveva chiesto l'annullamento con rinvio della sentenza di condanna di Tosti ritenendo che occorreva riformulare il reato a carico del magistrato. Secondo Geraci, infatti, poiché le udienze dopo il rifiuto del magistrato si erano tenute lo stesso, attraverso la nomina di un sostituto, non si sarebbe configurata un' omissione di atti d'ufficio, piuttosto un turbamento dell'attività giudiziaria. I giudici della Sesta sezione penale, presieduta da Giorgio Lattanzi, hanno invece deciso per l'annullamento della sentenza senza però rinvio, ritenendo che "il fatto non sussiste" e quindi non ci sarebbe stata omissione d'ufficio da parte di Tosti. 2009-02-17 13:52

Fonte:
www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/altrenotizie/visualizza_new.html_899978573.html

 

Le Monde: IL VATICANO HA INVASO L’ITALIA

di Philippe Ridet
Corrispondente da Roma di Le Monde


La Chiesa non demorde. "Eluana Englaro è stata uccisa", ha scritto Avvenire, il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, martedì 10 febbraio, all’indomani della morte di questa donna caduta in coma da diciassette anni. "Eluana non è morta di morte naturale, è stata assassinata", ha dichiarato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, al quotidiano Libero. "Uccisa"? E da chi? Si può supporre che questa accusa è stata indirizzata al padre della giovane donna, che ha voluto questa fine, ai giudici della Corte di cassazione, che l’hanno consentita, ai medici laici, che hanno preparata, e al Presidente della della Repubblica, Giorgio Napolitano, che si è opposto, venerdì 6 febbraio, ad un decreto-legge che avrebbe potuto "salvarla".
Raramente la Chiesa e lo Stato italiano, come in questo momento, hanno dato l'impressione di andare d’accordo. Strumentalizzata, ridotta alle dimensioni di una disputa tra i "sostenitori della vita" -il campo dei cattolici- e "i sostenitori della morte" -il campo dei laici- la controversia ha consentito alla Chiesa italiana ed al Vaticano di dimostrare la loro potenza. "La legge di Dio è superiore a quella degli uomini", ha addirittura teorizzato l'arcivescovo di Torino, senza che nessuno del governo si sia mosso.
Ottanta anni dopo il Concordato, l'Italia resta ancora sotto l’influenza costante del più piccolo paese del mondo? "La Chiesa si sente forte in Italia”, spiega Marco Impagliazzo, uno dei responsabili della comunità di San Egidio. “Non cerca di intimidire, ma esercita il suo magistero nel nome della parola di Dio e del Vangelo. Anche se perde delle battaglie, deve portarle avanti comunque." Le battaglie perse? L'introduzione del divorzio, nel 1975, l'aborto nel 1981 -accompagnato dal diritto dei medici di far valere l’ "obiezione di coscienza". Le battaglie vinte? La pillola del giorno dopo è introvabile; i PACS non hanno visto la luce; la legge sul testamento biologico si fa ancora attendere dopo anni; il risultato del referendum del 2005 sulla procreazione assistita non ha potuto essere convalidato a causa del mancato raggiungimento del numero sufficiente dei votanti dopo che la Chiesa e il Vaticano avevano invitato all’astensione.
Nell’ufficio del direttore de L'Osservatore Romano, il "Giornale ufficiale" del Vaticano, Gian Maria Vian assicura: "Sono soprattutto la storia e la geografia che spiegano la peculiarità dell'influenza della Chiesa in Italia. Il Vaticano è in Italia, non ci si può far nulla. Già nel Purgatorio, Dante affermava: "Cristo è Romano". Questa "peculiarità" -confermata anche dal fatto che lo Stato si fa carico degli stipendi dei preti - da altri viene considerata un’ "ingerenza permanente" e ricordano l’epoca in cui il Vaticano spingeva Alcide de Gasperi ad allearsi ai fascisti del Movimento Sociale Italiano e scomunicava i comunisti. Oggi, questo scontro frontale non c’è più. Ma, ogni settimana, il Cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato della Curia Romana, incontra i ministri e i dignitari dello Stato italiano. Tentativi di intimidazione? "Piuttosto la preoccupazione, spiega il Sig. Vian, per i cambiamenti, per le opinioni manifestate da gruppi di pressione, per la rivendicazione di nuovi diritti".
Tuttavia, dopo il crollo della Democrazia Cristiana (DC) nel 1992 -momento in cui Giovanni Paolo II pronunciò una “preghiera per l'Italia"- si poteva pensare che la Chiesa avrebbe perso la sua influenza. Ma sebbene il papa non sia più italiano dal 1978, la Penisola resta il "giardino" del Vaticano, il Paese dove esso ha stabilito la sua linea di difesa. Assieme alla DC, numerosi piccoli partiti laici di sinistra e di destra che avevano saputo tenere un atteggiamento critico nie suoi confronti scomparsi nella tempesta dell’operazione "mani pulite". L'elettorato cattolico si è allora spalmato nel centro destra e nel centro sinistra.
"I partito sopravvalutano il peso di tale elettorato, dice Marco Politi, il Vaticano del quotidiano La Repubblica e autore di La Chiesa del no (Mondadori). Ma nell'attuale sistema bipolare,nel quale la maggioranza dipende da 20 000 voti, nessuno non può rischiare di inimicarseli, anche se, secondo i sondaggi, la maggioranza degli italiani vuole l'indipendenza del potere legislativo".

"Sub-appaltando" alle parrocchie e alle associazioni assistenziali cattoliche una buona parte della politica sociale, lo Stato ha fatto della Chiesa una potente protagonista del dibattito pubblico. Ma è sbagliato pensare che non si esprima che a favore della destra reazionaria. Su alcuni punti (immigrazione, razzismo, sicurezza) ha seguito le posizioni della sinistra. Alternando ripiegamenti freddolosi e dichiarazioni accese, la Chiesa fa convergere il dibattito sulle sue posizioni e lo Stato, che ha realizzato la sua unità riducendo la superficie dei vecchi Stati pontifici alle dimensioni di fazzoletto da tasca, le concede una forza che non ha altrove. "La Chiesa è una delle poche istituzioni che è uscita quasi indenne dal periodo fascista, afferma Jean-Dominique Durand, professore di storia a Lione-III, che è appena stato chiamato" consulente "per il Pontificio Consiglio per la cultura. Il vescovo resta ancora il difensore della città. Ha l’autorità ed, secondo lui, il diritto di intervenire nel dibattito pubblico." Questo "diritto" gli viene contestato dalla piccola Unione degli atei e agnostici razionalisti (UAAR). Come ogni anno, essa di appresta a "celebrare" a suo modo l’anniversario dei Patti Lateranensi. Per il 2009, aveva previsto, come a Londra e Barcellona, di far circolare a Genova degli "ateo-bus". Protesta del sindaco, protesta dei vescovi. protesta dei conducenti che si appellavano all’ “obiezione di coscienza” e ritiro della campagna. Tuttavia, secondo Raffaelle Cascano, uno dei dirigenti “sempre di più gli italiani sono stanchi dell’influenza del cattolicesimo divenuto una sorta di religione civile”. L’UAAR si sta preparando ad aprire una sede a Roma, nel cuore del cattolicesimo. Ma il sindaco, che è disposto a sostenere parte dei costi delle associazioni della città, non ha trovato 1 euro per aiutarla.

Philippe Ridet
Le Monde:
Articolo pubblicato nell'édizione del 12.02.09


LE VATICAN ENVAHIT L’ITALIE


Philippe Ridet
Rome Corrispondence

L'Eglise n'en démord pas. "Eluana Englaro a été tuée", écrit Avvenire, le quotidien de la Conférence épiscopale italienne, mardi 10 février, au lendemain de la mort de cette femme plongée dans le coma depuis dix-sept ans. "Eluana n'est pas morte de mort naturelle, elle a été assassinée", a déclaré le président du conseil, Silvio Berlusconi, dans le quotidien Libero. "Tuée" ? Et par qui ? On peut supposer que cette accusation s'adresse au père de la jeune femme, qui a voulu cette fin, aux juges de la Cour de cassation, qui l'ont permise, aux médecins laïques, qui l'ont préparée, et au président de la République, Giorgio Napolitano, qui s'est opposé, vendredi 6 février, à un décret-loi qui aurait pu la "sauver".
Rarement l'Eglise et l'Etat italien ont à ce point donné l'impression de marcher de conserve. Instrumentalisé, réduit aux dimensions d'une querelle entre les "partisans de la vie" - le camp des catholiques - et les "partisans de la mort" - le camp des laïques -, la controverse a permis à l'Eglise italienne et au Vatican de faire preuve de leur puissance. "La loi de Dieu est supérieure à celle des hommes", a même théorisé l'archevêque de Turin, sans que personne au gouvernement s'émeuve.
Quatre-vingts ans après le concordat, l'Italie reste-t-elle sous influence constante du plus petit Etat du monde ? "L'Eglise se sent forte en Italie, explique Marco Impagliazzo, un des responsables de la communauté San Egidio. Elle ne cherche pas à intimider, mais elle exerce son magistère au nom de la parole de Dieu et des Evangiles. Même si elle perd des combats, elle doit les mener quand même." Les combats perdus ? L'autorisation du divorce, en 1975, de l'avortement en 1981 - assorti d'un droit des médecins à faire valoir leur "objection de conscience". Les combats gagnés ? La pilule du lendemain est introuvable ; le pacs n'a pas vu le jour ; la loi sur le testament biologique se fait attendre depuis des années ; le résultat du référendum de 2005 sur la procréation assistée n'a pu être validé faute d'un nombre suffisant de votants après que l'Eglise et le Vatican eurent appelé à l'abstention.
Dans ce bureau du directeur de L'Osservatore Romano, le "Journal officiel" du Vatican, Gian Maria Vian assure : "C'est d'abord l'histoire et la géographie qui expliquent la spécificité de l'influence de l'Eglise en Italie. Le Vatican est en Italie, on n'y peut rien. Déjà, dans Le Purgatoire, Dante affirmait : "Christ est romain"." Cette "spécificité" - illustrée également par le fait que l'Etat prend en charge le salaire des prêtres -, d'autres l'appellent "intrusion permanente" et rappellent l'époque où le Vatican poussait Alcide de Gasperri à s'allier aux fascistes du Mouvement social italien et excommuniait les communistes. Aujourd'hui, cette stratégie frontale n'a plus cours. Mais, chaque semaine, le cardinal Tarcisio Bertone, le secrétaire d'Etat de la Curie romaine, rencontre des ministres et des dignitaires de l'Etat italien. Tentatives d'intimidation ? "Plutôt une préoccupation, explique M. Vian, envers l'air du temps, les opinions véhiculées par des groupes de pression, la revendication de nouveaux droits."
Pourtant, après la chute de la Démocratie chrétienne (DC) en 1992 - époque à laquelle Jean Paul II fit dire une "prière pour l'Italie" -, on pouvait penser que l'Eglise perdrait de son influence. Mais, quand bien même le pape n'est plus italien depuis 1978, la Péninsule reste le "jardin" du Vatican, le pays où il a établi sa ligne de défense. Avec la DC, de nombreux petits partis laïques de gauche et de droite qui avaient su établir un dialogue critique avec lui ont disparu dans la tempête de l'opération "Mains propres". L'électorat catholique s'est partagé entre centre droit et centre gauche.
"Les partis survalorisent le poids de cet électorat, explique Marco Politi, vaticaniste au quotidien La Repubblica et auteur de L'Eglise du non (Mondadori). Mais dans le système bipolaire actuel, où la majorité peut se jouer à 20 000 voix, personne ne peut risquer de se les mettre à dos, même si, selon les sondages, la majorité des Italiens souhaite l'indépendance du processus législatif."
En "sous-traitant" aux paroisses et aux associations caritatives catholiques une bonne partie de la politique sociale, l'Etat a fait de l'Eglise un puissant protagoniste du débat public. Mais il est faux d'imaginer qu'elle ne s'exprime qu'en faveur d'une forme de réaction droitière. Sur bien des points (immigration, racisme, sécurité), elle s'aligne sur les positions de la gauche. Alternant replis frileux et déclarations généreuses, l'Eglise fait tourner le débat autour de ses positions et l'Etat, qui a construit son unité en réduisant la superficie des anciens Etats du pape aux dimensions d'un mouchoir de poche, lui concède une force qu'elle n'a pas ailleurs. "L'Eglise est une des seules institutions qui soit sortie à peu près indemne de la période fasciste, explique Jean-Dominique Durand, professeur d'histoire à Lyon-III, qui vient d'être nommé "consulteur" auprès du conseil pontifical de la culture. L'évêque reste le défenseur de la cité. Il a l'autorité et, selon lui, le droit d'intervenir dans le débat public."
Ce "droit" lui est contesté par la petite Union des athées et agnostiques rationalistes (UAAR). Comme chaque année, elle s'apprête à "célébrer" à sa manière l'anniversaire des accords du Latran. Pour 2009, elle avait prévu, comme à Londres et à Barcelone, de faire circuler à Gênes des "bus athées". Emoi du maire, émoi des évêques, émoi des conducteurs en appelant à "l'objection de conduite", et retrait de la campagne. Pourtant, selon Raffaelle Cascano, un des dirigeants de l'association, "de plus en plus d'Italiens en ont assez de l'influence du catholicisme devenue une sorte de religion civile". L'UAAR se prépare à ouvrir un siège à Rome, au coeur même du catholicisme. Mais la mairie, qui consent à prendre en charge une partie des frais des associations de la ville, n'a pas trouvé 1 euro pour venir en aide à celle-ci.

Philippe Ridet
Article paru dans l'édition du 12.02.09

Fonte:
http://www.lemonde.fr/europe/article/2009/02/11/le-vatican-envahit-l-italie_1153754_3214.html

martedì, febbraio 10, 2009

 

IL GOVERNO BERLUSCONI MINACCIA UN ALTRO DECRETO-LEGGE SE LA CASSAZIONE ASSOLVERA’ IL GIUDICE “ANTICROCIFISSO”


Martedì 17 Febbraio 2009 TUTTI a Roma
Mattino ore 9,00:
Il caso del giudice “anticrocifisso” Luigi Tosti
Palazzaccio piazza Cavour
(per l’ingresso è obbligatorio esibire documento personale)

Pomeriggio 16,30:
Ricorrenza della messa al rogo di Giordano Bruno
Piazza de’ Fiori

Saranno presenti:
Luigi Tosti
Margherita Hack
Carlo Bernardini
Federico Coen
Axteismo, movimento internazionali di libero pensiero
Vari movimenti e associazioni Atee e Laiche


ROMA - Il 17 febbraio 2009 - e cioè in occasione della ricorrenza del 409esimo anniversario dell’esecuzione della condanna a morte, sul rogo, di Giordano Bruno - la Sesta Sezione Penale della Cassazione è chiamata a decidere il ricorso del giudice Luigi Tosti contro la sentenza del Tribunale dell’Aquila, che gli ha inflitto nel 2005 un anno di reclusione e l’interdizione dai pubblici uffici per essersi rifiutato di tenere le udienze perché il Ministro di Giustizia si è rifiutato, a sua volta, di togliere i crocifissi dalle aule giudiziarie o di autorizzarlo ad esporre, a fianco dei crocifissi, la sua menorà ebraica.
Il Vaticano e la Conferenza Episcopale Italiana hanno esternato la loro viva preoccupazione e il loro disappunto per un’eventuale assoluzione del magistrato, ribadendo che l’unico simbolo religioso che merita di essere esposto nelle aule giudiziarie è il crocifisso e che, al contrario, affiancare ad esso la menorà degli ebrei, che si sono macchiati di deicidio, è un sacrilegio intollerabile e blasfemo. D’altro canto - sottolinea in una nota il Vaticano - il diritto costituzionale all’eguaglianza delle religioni non significa che “tutte le religioni debbano godere degli stessi diritti” perché in realtà Dio ha voluto e creato sul Pianeta Terra solo la Chiesa Cattolica che, dunque, è superiore a tutte le altre.
Il Governo Berlusconi ha immediatamente rassicurato lo Stato del Vaticano e la C.E.I. e, dopo aver consultato una equipe di 12 emeriti costituzionalisti dell’Università Cattolica, ha diffuso una nota nella quale ha preannunciato che nella deprecabile ipotesi di assoluzione del magistrato sarà disposta un’ispezione immediata a carico dei giudici della suprema Corte - così come fatto per il dr. Mario Montanaro del Tribunale dell’Aquila - e sarà poi emanato un decreto - legge col quale si disporrà, in via di urgenza, l’annullamento dell’assoluzione della Cassazione e la conferma della condanna inflitta al giudice “anticrocifisso”.
L’On.le Silvio Berlusconi si è detto fiducioso che il Presidente Giorgio Napolitano firmerà, in questo caso, il decreto. “In caso contrario - ha puntualizzato il Premier - sarò costretto a modificare anche su questo punto la Carta Costituzionale: mi sembra infatti grottesco - e degno di un regime comunista sovietico - che la Magistratura italiana possa deliberare sentenze che siano in contrasto con le direttive dello Stato del Vaticano e del Governo della Repubblica Pontificia Italiana. Il caso Englaro ha dimostrato a tutti gli italiani che la nostra Repubblica non si fonda su di una “Carta Costituzionale” realmente democratica, bensì su di una vera e propria “carta igienica” voluta da individui comunisti e filosovietici: non si giustifica, altrimenti, che il Tribunale di Milano, la Corte di Appello di Milano, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione civile, la Corte Costituzionale, la Corte Europea dei diritti dell’uomo e il TAR della Lombardia si siano tutti accaniti a dar torto al Governo italiano e alla Chiesa cattolica e ad accogliere, invece, le istanze di giustizia di Beppino Englaro, tra l’altro dopo appena 18 anni di giudizio. Ancor più delirante, poi, è che si sia impedito al Governo di ribaltare tutte queste sentenze sfavorevoli con un piccolo decreto-legge che avrebbe impedito - come giustamente ha detto la Santa Chiesa Cattolica- la consumazione di un assassinio che è stato grottescamente deliberato da giudici italiani, altrettanto complici, e che è stato consumato grazie alla complice connivenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che non ha impedito l’esecuzione di questa condanna a morte: un omicidio ancor più deprecabile perché voluto da un padre ai danni di una figlia che poteva avere ancora dei bambini ed allevarli nella letizia e nella grazia di Nostro Signore Gesù Cristo. Amen.
11.02.2009 Agenzia di stampa Fantacronacavera

Fonte
http://tostiluigi.blogspot.com



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lunedì, febbraio 09, 2009

 

ANCHE IL PROFESSORE “ANTICROCIFISSO” SI APPRESTA AD ESSERE ARSO SUL ROGO

Forse sarà per il freddo, ma il mese di febbraio si conferma come quello più gettonato per ardere gli “eretici” sui roghi. Oltre al caso del giudice Luigi Tosti, per il quale si sta accatastando legna in vista dell’udienza del 17 febbraio 2009 dinanzi alla Sesta Sezione penale della Cassazione, anche per il professore Franco Coppoli, che insegna all’Istituto Casagrande di Terni, si profila un arrostimento a fiamma piuttosto vivace. Domani 11 febbraio 2009, infatti, l’insegnante dovrà comparire dinanzi al Consiglio di Disciplina dello Cnpi (Consiglio nazionale della pubblica istruzione) per rispondere di un “grave” crimine, e cioè per aver rimosso il sacerrimo crocifisso, che campeggia sulla parete dietro la cattedra, durante l'ora della sua lezione, per riappenderlo poi al termine. Con questo comportamento, veramente “oltraggioso” e “sacrilego”, l’insegnante ha osato rivendicare gli stessi diritti di eguaglianza religiosa che competono ai cattolici nonché il diritto di libertà di insegnamento e di libertà religiosa e il principio supremo di laicità dello stato e della scuola pubblica: non ha però tenuto conto che la “razza” cattolica è una razza superiore, perché il cattolicesimo è l’UNICA Religione VERA in quanto rivelata direttamente da Dio che, poi, ha nominato un suo Legale rappresentante sul Pianeta Terra: il Papa. Da fonti riservate si è appreso che il Ministro di Giustizia e quello dell’Istruzione, al fine di limitare le spese per l’acquisto della legna, starebbero concertando di bruciare i due eretici su un unico rogo, che sarà allestito a Roma, in Campo de’ Fiori, martedì 17 febbraio 2009, per celebrare degnamente la ricorrenza del 409esimo anniversario del rogo su cui arse Giordano Bruno.

 

GOVERNI CRIMINALI, CRIMINALI DI GOVERNO


“Prima vennero a prendere gli zingari
e fui contento perché rubavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali
e fui sollevato perché mi davano un po' fastidio.
Poi vennero a prendere i comunisti
e non dissi niente perché non ero comunista.
Un giorno poi vennero a prendere me,
ma non era rimasto più nessuno per protestare.”

Bertold Brecht

 

SEX CRIMES AND VATICAN - SUI PRETI PEDOFILI CHE COINVOLGE JOSEPH RATZINGER

 

IO TORCIA UMANA LANCIATA CONTRO IL VATICANO

Il 13 gennaio 1998 Alfredo Ormando, gay e poeta siciliano, si dava fuoco a san Pietro

Ho passato buona parte dei miei quarant'anni, sperando che le mie parole pubblicate in un'opera potessero uscire dai confini della mia isola, la Sicilia. Non è stato possibile, inesorabili i rifiuti delle case editrici, dalle più grandi alle minori. Allora ho deciso di farmi parola io stesso. Ho deciso di trasformare in urlo e in segno indelebile il mio corpo di uomo che ama un altro uomo, di gridare tutto ciò che la Chiesa non vuole vedere. Il mio corpo sarà la penna, si consumerà scrivendo la mia parola che nessuno potrà cancellare, il mio inchiostro sarà la benzina.

Sono, partito da Palermo ieri sera in treno. Un viaggio interminabile per arrivare qui, sotto l'imponente colonnato in questa rigida mattina. Oggi è il 13 del mio ultimo gennaio, del mio ultimo anno, il 1998. Ho comperato la benzina presso un distributore automatico vicino San Pietro. Ho nascosto la tanica in una borsa nera. Ma ora, prima di darmi fuoco, sento i ricordi che non vogliono lasciarmi e li accolgo nel grembo della mia mente che per me è ospitale come il grembo di donna ed è l'unico luogo di libertà che io abbia mai conosciuto. La mia consolazione è stata nelle mie fedi, ho sempre creduto, come ho scritto in un aforisma che “anche una mente superiore, sei ha umili origini, può dimorare nel più infelice e reietto degli uomini”.

Mi chiamo Alfredo Ormando sono nato a San Cataldo, un paesino in provincia di Caltanissetta, il 15 dicembre del 1958. Mio padre e mia madre erano analfabeti, hanno lavorato nei campi e poi sono diventati operai. Ho sette fratelli, le nostre condizioni economiche sono state modeste, quando non disagiate. Io non sono riuscito a frequentare la scuola regolarmente e ho preso la licenza media a venti anni, come privatista. La maturità magistrale cinque anni fa. Mi sento un anticonformista e sento intorno a me, come ho scritto a un amico, il mondo ostile, armato verso coloro che hanno «dentro di sé quel qualcosa in più che va a cozzare contro la grettezza, i pregiudizi , l'invidia e il provincialismo della propria gente».

Alla ricerca di me stesso e di un luogo accogliente mi sono abbandonato anche a una crisi mistica di cui ho parlato nel romanzo «Il Fratacchione» nel quale descrivo il silenzio della mia vita conventuale. L'ho pubblicato a mie spese un anno fa, aiutato anche dalla mamma che ormai ha più di 80 anni e vive di una piccola pensione sociale.

Ma noi siamo di origini contadine e non buttiamo niente. Ogni cosa può nutrirci fino a quando la vita ha un senso. Poi buttiamo la vita tutta intera. Come sto per fare io, qui davanti a questo presepe anacronistico, che a San Pietro non viene smantellato subito dopo la Befana. Io sto per darmi fuoco guardando il bambinello. E mentre loro prolungano il Natale, io anticipo la Pasqua, e mostro che vogliono il sangue, che vogliono la morte.

Mi farò torcia umana e scriverò parole che non potranno essere ignorate. Visto che hanno messo Cristo in croce capiranno che cos'è il sacrificio e almeno dentro di loro l'eco delle mie parole procurerà un sussulto. Come ora, dentro di me, torna l'eco di ciò che ho scritto al mio amico: «Penseranno che sia un pazzo perché ho deciso piazza san Pietro per darmi fuoco, mentre potevo farlo anche a Palermo. Spero che capiranno il messaggio che voglio dare: è una forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l'omosessualità, demonizzando nel contempo la Natura, perché l'omosessualità è sua figlia». Ho vissuto sulla mia pelle il razzismo nei confronti delle emozioni, quello che vede il pregiudizio stanarti oltre ogni confine possibile e nutrirsi di te fino ad annientarti. Le mie parole, anche quelle scritte nei libri, ritornano ora con forza, come i ricordi. L'umiliazione l'ho descritta in «Sotto il cielo d'Urano»: «Ho sperimentato in prima persona cosa significhi salire e scendere le scale altrui, sentirsi un «marocchino» nel proprio Paese... vivere all'ombra di mia madre, essere umiliato, vilipeso, osteggiato, emarginato e porre fine ai miei giorni con il suicidio». Adesso basta, la società mi ha suicidato, prima che lo facessi io. Almeno mi prendo la libertà, l'unica che mi hanno lasciato, di compiere il gesto finale.

Mi tolgo il giubbotto, anche se fa freddo, tra pochi secondi morirò di fuoco, un fuoco catartico e visibile, che mi avvolgerà azzannandomi la pelle. Eppure la mia mano esita, ma «perché devo vivere? Non trovo una sola ragione perché io debba continuare questo supplizio... Nell'aldilà a nessuno farò drizzare i capelli e arricciare il nasino perché sono un omosessuale... Non capisco questo accanimento contro dì me. Non svio nessuno dalla retta via dell'eterosessualità, chi viene a letto con me è maturo, cioé adulto consenziente e omosessuale o bisessuale. A volte basta davvero poco per essere felici e altrettanto poco per essere infelici.

Per me il discorso è diverso: è da quando avevo dieci anni che vivo nel pregiudizio e nell'emarginazione; ormai non riesco più ad accettarlo, la misura è piena» . Le gerarchie cattoliche arriveranno a dire che mi tolgo la vita per malattia, o debolezza, e non per urlare loro l'ingiustizia che infliggono agli omosessuali in questo Paese. Ed è per questo che nel mio giubbotto, che ho poggiato per terra, sui lastroni calpestati da migliaia di fedeli, ho lasciato una lettera di denuncia. Almeno le parole di un morto, di un martire, le leggeranno. Bisogna ammazzarsi per farsi sentire.

Ma se mi fossi ammazzato in Sicilia non mi avrebbero ascoltato. E sono dovuto partire. Non tornerò più nella mia Palermo che è stata prima come una metropoli rispetto a San Cataldo e poi, comunque, luogo di dolore. Ho lasciato per sempre la palazzina di via delle Magnolie, le strade alberate piene di profumi a primavera, la casa dove ho vissuto con un uomo pensionato, dando una mano in cambio di un aiuto per poter acquistare i libri e frequentare l'università. Non entrerò più nella facoltà di Lettere e Filosofia. Avere una laurea, ormai non fa più differenza. Magari me la daranno dopo, da morto. Avrebbe fatto la differenza avere degli amici veri, trovare anche nel movimento omosessuale legami profondi, ma così non è stato. Fino a pochi giorni fa, il due gennaio, ho scritto da Palermo a un amico di Reggio Emilia: «Se avessi avuto un paio di amici come te qui, avrei accettato di buon grado la mia vita». Ma l'amicizia vera è un bene inestimabile che non ho avuto. Il Sud con me è stato avaro.

L'amarezza è stata il mio rifugio. Amari gli aforismi: «A tradire sono sempre gli amici più intimi e i parenti più stretti». Perché? Solo a loro concediamo la possibilità di tradirci. Incantati, invece, sono stati i desideri irrealizzabili che ha espresso il mio immaginario. E’ di pochi mesi fa il mio racconto il «sogno di Paolo», dove Paolo si scopre donna e vive un amore di una completezza irreale, tanto intenso quanto solo da sognare. Poi si sveglia indubbiamente uomo. Ho lavorato, studiato, scritto, fino all'estenuazione. Sembrava che nulla potesse vincermi. Mi ha sconfitto la malvagità. Quando ho scritto: "Nessuno è più malvagio di chi spinge un uomo buono ad essere il suo assassino", ho capito che era arrivata la mia ora.

Io mi sto trasformando nel mio assassino, qui dinanzi agli occhi innocenti di Gesù che amo. Dinanzi alle gerarchie ecclesiastiche che odiano gli omosessuali. Prendo la tanica, mi inzuppo la maglia e i-pantaloni. Stringo nella mano destra un accendino. Basta azionarlo una, due volte... il fuoco divampa, è come i falò sulla sabbia a due passi dal mare, la fiamma è rovente, vicinissima, vicinissimo è l'infinito, ma ora a divampare sono io, è terribile, sono una torcia umana, corro, mi inarco per il dolore che mi fa impazzire, sono pazzo ma mi sento vivo almeno per qualche istante, vado verso Gesù, il vento del mattino alimenta le fiamme, un passante grida, due uomini in divisa si gettano su di me, agitano le giacche contro la mia pelle che non c'è più, prendono un estintore... Mi soccorrono gli infermieri. «Non sono neanche riuscito a morire». Per terra, sotto il colonnato, resta una striscia nera, sangue impastato a carbone e benzina.

Sono dietro a un vetro, il novanta per cento della pelle è ustionata, le telecamere dei tiggì mi inquadrano. Lo so, non mi salverò. Il mio corpo è la mia parola. Finalmente ascoltata.

(Il testo è una ricostruzione scritta in prima persona della vita di Alfredo Ormando fatta anche sulla base dei documenti messi a disposizione da Massimo Consoli e Piero Montana, che ringraziamo. E' stato pensato nella convinzione che la scrittura può essere resurrezione).

Delia Vaccarello

Palermo, Natale 1997

Caro Adriano, quest’anno non sento più il Natale, mi è indifferente come tutte le cose; non c’è nulla che riesca a richiamarmi alla vita.

I miei preparativi per il suicidio procedono inesorabilmente; sento che questo è il mio destino, l’ho sempre saputo e mai accettato, ma questo destino tragico è là ad aspettarmi con una certosina pazienza che ha dell’incredibile.

Non sono riuscito a sottrarmi a quest’idea di morte, sento che non posso evitarlo, tantomeno far finta di vivere e progettare un futuro che non avrò; il mio futuro non sarà altro che la prosecuzione del presente.

Vivo con la consapevolezza di chi sta per lasciare la vita terrena e ciò non mi fa orrore, anzi!, non vedo l’ora di porre fine ai miei giorni; penseranno che sia un pazzo perché ho deciso Piazza San Pietro per darmi fuoco, mentre potevo farlo anche a Palermo.

Spero che capiranno il messaggio che voglio dare; è una forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l’omosessualità, demonizzando nel contempo la natura, perché l’omosessualità è sua figlia.

Alfredo

Questa lettera, che non abbisogna d’alcun commento, fu scritta da Alfredo Ormando, che la mattina del 13 gennaio 1998 si diede fuoco in Piazza San Pietro e morì poi dopo dieci giorni d’atroci sofferenze.

Alcuni amici si sono riuniti insieme ed hanno deciso che il 13 gennaio di ciascun anno tale sacrificio sia ricordato e serva da sprone per tutte le persone democratiche ed amanti della convivenza civile perché i diritti, di cui godono tutti i cittadini, siano riconosciuti alle persone omosessuali e transessuali in quanto tali.

Per questo lo ricordiamo anche noi come Ufficio Nuovi Diritti di Genova.

Enzo Peretta

Alfredo Ormando (San Cataldo, 15 dicembre 1958 - Roma, 23 gennaio 1998), è stato uno scrittore omosessuale siciliano.
Il 13 gennaio 1998 si diede fuoco a Roma in Piazza San Pietro per protestare contro l'atteggiamento della Chiesa cattolica nei confronti degli omosessuali.
Morì dopo alcuni giorni di atroci sofferenze nell'ospedale romano Sant'Eugenio, dove era stato ricoverato in fin di vita dopo che due poliziotti avevano cercato di spegnere le fiamme che lo avvolgevano.

Nella foto, Alfredo Ormando

 

E DIO NEGO’ LA DONNA

di Vittoria Haziel - Sperling & Kupfer Editori

Un popolo di patriarchi arroganti pontifica da millenni, ognuno all’ombra del proprio dio, e in nome suo legittima orrori e violenze d’ogni tipo ai danni delle donne. In Oriente come in Occidente. Nel suo ultimo saggio Vittoria Haziel è andata a stanare gli imprinting con i quali i tre monoteismi codificano la negazione e la sottomissione della donna. La penna dell’autrice, dopo essere passata attraverso gli inferni di storie da tutto il mondo, traccia lo scenario di insospettabili aperture e propone anche vari strumenti per ricostruire un ponte d’armonia tra il femminile e il maschile.

Vittoria Haziel giornalista e scrittrice laureata in legge, è nota al pubblico per essere attenta all’influenza delle religioni nella vita degli uomini. Ma diverte anche e stupisce con le sue Lettere ballerine – anagrammi di famosi personaggi – sulle pagine di Vanity Fair e collabora alla rubrica Scioglilingua del Corriere della sera.it. E’ tradotta in Spagna, Grecia, Repubblica Ceca e Romania.


domenica, febbraio 08, 2009

 

LA MAGISTRATURA DOVREBBE INTERVENIRE SU QUESTI STREGONI - ESORCISMO, OVVERO IL MEDIOEVO IN ITALIA

video

 

STREGONI A CONFRONTO: PROBABILMENTE LO STREGONE A SINISTRA SARA' IL NUOVO CAPO DELLA SETTA CRISTIANO-CATTOLICA DOPO RATZINGER


 

PENITENZIERIA - PRETI PEDOFILI AL DI FUORI DELLA LEGGE - PERCHE' LA MAGISTRATURA SEMBREREBBE NON SAPERE DEI PRETI PEDOFILI?


 

PRETI PEDOFILI - ESISTE IN ITALIA LA MAGISTRATURA CHE INDAGA SUI PRETI CHE ABUSANO SESSUALMENTE DEI BAMBINI?


 

DELIRANTI ACCUSE LAICISTE AL GOVERNO BERLUSCONI PER IL DECRETO SALVA-ELUANA

Finalmente il Governo della Colonia del Vaticano, presieduto dall'On.le Berlusconi, ha ottemperato alle direttive del Papa emanando un decreto legge che porrà fine alle eversive e criminali decisioni che le Sezioni Unite della Cassazione civile, la Corte Costituzionale, la Corte di Appello di Milano e il TAR della Lombardia avevano preso sul caso di Eluana Englaro. Col decreto-legge, infatti, si è sancito che staccare l'alimentazione forzata a chi non la vuole è un omicidio.
I laicisti e gli atei sono insorti contro questo provvedimento legislativo con la solita inaudita violenza, senza capire che il provvedimento mira a tutelare i loro stessi interessi.
Allucinanti e di pessimo gusto sono state le critiche che sono state mosse alle dichiarazioni dell'On.le Berlusconi sulla possibilità che Eluana possa avere un figlio.
In realtà il ripensamento sul caso di Eluana non scaturisce soltanto dall'innata sensibilità che il Capo di Governo ha sempre avuto nella sua veste di padre di famiglia -anzi di padre di famiglie- ma anche dalla profetica apparizione che l'On.le Berlusconi ha avuto, in sogno, questa notte.
Come riporta una nota di Palazzo Chigi, infatti, l'Arcangelo Gabriele -che l'On.le Berlusconi ha riconosciuto senza ombra di dubbio sia per la doppia fila di ali che per il colore azzurro delle remiganti- gli ha annunciato che lo Spirito Santo ha compiuto, per la seconda volta, il divino prodigio.
E allora c'è da chiedersi: ve la sentireste, voi sporchi atei e laicisti, di impedire la nascita di un altro bambin Gesù da appendere, poi, alla croce? E che ne sarebbe dell'Umanità, se si impedisse la nascita di Salvator-2? Pentitevi, e moderate i toni. Venerdì 6 febbraio 2009

Fonte:
http://tostiluigi.blogspot.com

 

Il decreto per Eluana - Il padre: violenza inaudita - "Eluana potrebbe generare figlio"Berlusconi


sabato, febbraio 07, 2009

 

LASCIAMO CHE I CATTOLICI MUOIANO

Disegno di legge presentato in parlamento: Fuori gli ammalati e i moribondi Cattolici dalle corsie degli ospedali italiani. L’Obiezione di Coscienza è un diritto.

“Ci sono due infiniti: l’universo e la stupidità dell’uomo.” Albert Einstein

“Uno degli effetti veramente negativi della religione è che si insegna a considerare una virtù il pascersi della propria ignoranza.” Richard Dawkins, The God Delusion

di Ennio Montesi

Diamo ai Cattolici quel che è dei Cattolici. Lasciamo che i Cattolici credenti muoiano, che tirino le cuoia in grazia del loro Dio onnipotente e onnisciente. Ciò va detto per onestà, lealtà, serietà e democrazia a tutela di tutti i Cattolici. E’ impossibile e ridicolo curare i Cattolici negli ospedali italiani. Gli ospedali non sono fatti per i Cattolici. I Cattolici, razza superiore poiché dotati di fede, tradirebbero se stessi, la propria fede e il loro Dio se permettessero e accettassero di essere curati negli ospedali come le altre persone. I Cattolici non sono come le altre persone. Per evitare questa dicotomia, questo inaccettabile disagio di “conflitto di interessi dell’anima” dei Cattolici è stato elaborato il moderno disegno di legge speciale che privilegia i Cattolici credenti. Una volta per tutte viene stabilita e rispettata la globale condizione a favore e a beneficio di tutti i Cattolici praticanti e non praticanti, senza distinzione di età, di sesso, di condizione sociale. Viene presentato il testo unico del Disegno di legge, denominato DIOCATTO, scritto dai migliori esperti giuristi e costituzionalisti. Disegno di legge da mettere ai voti in parlamento affinché venga favorevolmente accolto e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale diventando legge esecutiva. C’è da sottolineare che quei parlamentari che rifiuteranno di dare voto favorevole saranno di fatto da ritenersi fuori dal cattolicesimo, ‘non cattolici credenti’ e non potranno dichiararsi mai più tali, ma saranno da bollare con le lettere ‘FC’, falso cattolico, poiché si spacciano impropriamente per cattolici credenti e, ancora peggio, sono parlamentari che non seguono la parola e gli insegnamenti del Signore, andando contro il Disegno di Dio onnipotente, quindi contro la morale cristiana, contro i valori del cattolicesimo, contro la dottrina della Chiesa cattolica, contro il Vaticano e contro la parola del Santissimo Padre. Parlamentari di così bassa levatura morale non potranno restare sui banchi del parlamento alla prossima legislatura. Ecco i ventotto articoli del disegno di legge:


Disegno di legge per i Cattolici credenti presentato alla
CAMERA DEI DEPUTATI
affinché si compia il “Disegno del loro Dio”
Denominazione disegno di legge: DIOCATTO
APPLICABILE IN ITALIA
DA ESTENDERE AD ALTRI STATI

Art. 1
Il Governo della Repubblica Italiana si è attivato, attraverso i propri organismi Diplomatici internazionali, invitando le altre nazioni ad adottare una legge analoga alla presente affinché i Cattolici credenti non vengano mai più discriminati e/o ghettizzati. Il Governo italiano si attiva affinché la legge DIOCATTO venga recepita e inserita integrandola nel testo della Costituzione della Repubblica Italiana, nella Carta per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo, nella Costituzione Europea, proponendola alla Commissione d’Europa, alle Nazioni Unite e all’Ordine Mondiale della Sanità.

Art. 2
Affinché i Cattolici credenti siano facilmente identificabili e non confondibili con altre religioni e altre credenze verrà allestito un data base informatico così da permettere che sulla carta di identità di ogni persona Cattolica venga apposta la scritta individuale: “di Religione Cristiano-Cattolica”. Ciò vale anche per gli appartenenti alla categoria di lavoratori: diaconi, seminaristi, preti, sacerdoti, frati, suore, vescovi, cardinali, papi e tutti gli abitanti e appartenenti al Vaticano e dei Nunzi apostolici.

Art. 3
I Cattolici credenti, per poter usufruire di privilegi non discriminanti, sono tenuti a dare comunicazione scritta mediante apposito modulo scaricabile dal sito del governo presentandolo, entro 60 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della legge, all’ufficio anagrafico del proprio comune di residenza.

SALUTE, MALATTIE, INCIDENTI, INFORTUNI
DEI CRISTIANO-CATTOLICI

Art. 4
I Cattolici hanno il privilegio personale di non essere curati anche se ciò li condurrà a morte certa, affinché si compia la volontà del loro Dio onnipotente.

Art. 5
I Cattolici hanno il privilegio di non potersi avvalere delle cure negli ospedali né pubblici, né privati, né cliniche, né ambulatori, né in Italia né in nessun’altra nazione del mondo, anche se ciò li condurrà a morte certa, affinché si compia la volontà del loro Dio onnipotente.

Art. 6
I Cattolici hanno il privilegio di non sottoporsi a trapianti, né a operazioni chirurgiche di alcun tipo, né potranno avvalersi delle ricerche scientifiche evolute sulle cellule staminali embrionali, né di altre ricerche scientifiche anche se ciò li condurrà a morte certa, affinché si compia la volontà del loro Dio onnipotente.

Art. 7
I Cattolici hanno il privilegio di non potersi avvalere di medici, né di dottori, né di luminari della medicina, né di specialisti scientifici di alcun tipo anche se ciò li condurrà a morte certa, affinché si compia la volontà del loro Dio onnipotente.

Art. 8
I Cattolici godono il privilegio di non avere somministrati farmaci né medicine di alcun tipo anche se la mancata somministrazione di farmaci e di medicine li condurrà a morte certa, affinché si compia la volontà del loro Dio onnipotente.

Art. 9
I Cattolici non avendo bisogno delle cure sanitarie avendo già le ottime, straordinarie e sovrannaturali cure tra le migliori da parte del loro Dio onnipotente non disporranno di tessera sanitaria e non potranno avvalersi della sanità.

Art. 10
I Cattolici hanno il privilegio di poter soffrire dolori terribili, atroci e lancinanti, nel caso insorgessero, per tutta la vita e fino alla loro morte, senza che nessuno debba per questo intervenire poiché chiunque si intromettesse contravverrebbe la volontà del loro Dio onnipotente.

Art. 11
I Cattolici per curarsi da qualsiasi malattia e risolvere qualsiasi problema di salute, hanno il privilegio di avvalersi esclusivamente della loro fede, del catechismo, delle preghiere, della religione cristiano-cattolica e dell’infinita bontà e misericordia del loro Dio onnipotente.

Art. 12
I Cattolici per curare i propri problemi di salute si avvalgono esclusivamente, con loro grande privilegio, delle potentissime e attrezzatissime strutture in elenco: miracoli della Madonna di Lourdes, miracoli della Madonna di Fatima, miracoli della Madonna di Medjugorje, miracoli della Madonna di Santiago de Compostela e di tutti i miracoli delle altre Madonne certificate, avvistate e mappate nel mondo. Inoltre i Cattolici per curarsi si avvalgono, con privilegio, dei miracoli di Padre Pio, dei miracoli di San Gennaro, dei miracoli del sangue che si scioglie, dei miracoli delle sindoni, dei miracoli di tutti i Santi, Beati e Martiri ufficiali riconosciuti dalla Chiesa cattolica e di tutti i Santi del calendario.

Art. 13
I Cattolici hanno il privilegio immenso di essere curati dalle loro malattie e dai loro problemi di salute solo ed esclusivamente dentro tutte le chiese, cattedrali, conventi, monasteri e basiliche cristiano-cattoliche consacrate situate sia in Italia che in altre nazioni, mediante letture di vangeli, letture di bibbie, letture di messali, mediante benedizioni, acque sante, acque benedette, ostie consacrate, vini consacrati, oli benedetti e consacrati, rosari, aspersori, incensi, croci e crocifissi, statuine sacre, presepi, immagini sacre e santini consacrati, reliquie, ossa e frammenti di cadaveri santi, lembi di pelle e capelli di Santi e di Sante custoditi nelle sacre bacheche, dei tanti sacri prepuzi del pene di Gesù Cristo custoditi nei conventi, oggettistica benedetta, sante messe, messe speciali, messe gregoriane, Pater Nostri, Ave Marie, Mea Culpe, Vie Crucis, preghiere, preghiere collettive, ritiri in meditazione, astinenze, digiuni, espiazioni, penitenze, canti sacri, canti e cori liturgici, canti gregoriani, riti sacri, voti di silenzio, voti di castità, salmi, sante quartine, litanie, invocazioni, esorcismi, confessioni, suppliche, nenie, e tutto ciò che la loro religione cristiano-cattolica prevede e prescrive per mano e ad opera della categoria di lavoratori diaconi, seminaristi, preti, sacerdoti, frati, suore, vescovi, cardinali, papi.

Art. 14
I Cattolici, nei casi di salute più gravi e ostinati, hanno il privilegio di rivolgersi direttamente per consulti specialistici ai loro vescovi, ai cardinali e al papa. I Cattolici con problemi gravissimi di salute e/o malati di cancro e di tumori dovranno essere ospitati in Vaticano dentro la Santa Sede e a piazza San Pietro per terapie intensive affinché le cure e i trattamenti siano somministrati in dosi massicce.

Art. 15
La legge vale ed è applicata anche e soprattutto ai diaconi, preti, frati, sacerdoti, suore, vescovi, cardinali e papi, privilegiando questa categoria di lavoratori.

Art. 16
I medici, i chirurghi, i dottori, i luminari della medicina e chiunque darà cure e aiuti di carattere medico-sanitario-scientifico ai Cattolici saranno perseguiti ai sensi di legge con sanzioni penali e amministrative.

Art. 17
Per garantire il rispetto e l’osservanza della legge verrà creato e addestrato il corpo speciale di vigilanza chiamato PDO ‘Polizia di Dio Onnipotente’ che vigilerà e interverrà affinché la legge sia rispettata e i contravventori puniti. La Polizia di Dio Onnipotente avrà doppia veste di vigilanza e di giudicatrice e risponderà esclusivamente ad una imparziale Commissione super partes composta di Axtei, Atei, Agnostici, Razionalisti e Credenti in altre religioni.

Art. 18
Il mancato rispetto della legge prevede anni di reclusione da un minimo di 6 fino all’ergastolo. Se i trasgressori appartengono alla categoria di lavoratori diaconi, preti, frati, sacerdoti, suore, vescovi, cardinali e papi, le pene raddoppiano in anni di reclusione da 12 fino a 2 ergastoli.

Art. 19
Ai condannati è prevista la confisca immediata e permanente da parte dello Stato Italiano di tutti i beni mobili e immobili di proprietà fino al terzo grado di parentela del condannato sia per i Cattolici che per la categoria di lavoratori diaconi, preti, frati, sacerdoti, suore, vescovi, cardinali e papi.

Art. 20
Per questi reati non sono ammessi indulti né prescrizioni per decorrenza dei termini. Indagini e processi debbono essere espletati in massimo 30 giorni.

MORALE CATTOLICA, PECCATI E REATI

Art. 21
I Cattolici hanno il privilegio di non fare sesso fuori dal matrimonio, né col sesso opposto al proprio, né tanto meno con identico sesso, per non mettersi contro la Volontà del loro Dio onnipotente. E’ vietato alle persone non cattoliche il fare sesso coi Cattolici credenti sposati e vietato con Cattolici credenti non sposati essendo per i Cattolici le attività sessuali un peccato al di fuori del matrimonio. Il divieto è per salvaguardare i Cattolici in modo tale che non vengano indotti in peccato, quindi contro il volere del loro Dio onnipotente.

Art. 22
I Cattolici hanno il privilegio di non masturbarsi né da sposati, né da non sposati. Ai Cattolici maschi è vietata la masturbazione per evitare la dispersione del seme. Alle Cattoliche femmine è vietata la masturbazione perché è un peccato di lussuria e di fornicazione, affinché si rispetti la volontà del loro Dio onnipotente.

Art. 23
I Cattolici hanno il privilegio di non poter divorziare in nessun caso e per nessuna ragione, per non andare contro il Volere del loro Dio onnipotente. Il matrimonio dei Cattolici non potrà mai essere sciolto né dagli avvocati, né dai magistrati, né dai tribunali e nemmeno dalla categoria di lavoratori diaconi, preti, frati, sacerdoti, suore, vescovi, cardinali e papi, né con la Sacra Rota, né con altro tipo di ruote, essendo il matrimonio dei Cattolici celebrato dinanzi al loro Dio onnipotente, quindi inscindibile e valido per sempre fino alla morte.

Art. 24
Le donne Cattoliche hanno il privilegio di non abortire in nessun caso e per nessuna ragione, anche se ciò le condurrà a morte certa, affinché si compia la volontà del loro Dio onnipotente.

Art. 25
Le donne Cattoliche hanno il privilegio di non partorire con taglio cesareo in nessun caso, anche se ciò le condurrà a morte certa, affinché si compia la volontà del loro Dio onnipotente che impone alle donne Cattoliche anche e soprattutto di partorire con dolore.

Art. 26
I Cattolici hanno il privilegio di non usare preservativi né altri mezzi di contraccezione, ma ogni rapporto sessuale deve essere non protetto. Le donne Cattoliche hanno il privilegio di non usare la pillola abortiva RU486, affinché si compia la volontà e il destino del loro Dio onnipotente.

Art. 27
I Cattolici hanno il privilegio unico e irrevocabile di donare ed elargire essi solo - ma solo essi e nessun altro - denaro e immobili e tutto quanto vorranno donare ed elargire alla categoria di lavoratori diaconi, preti, frati, sacerdoti, suore, vescovi, cardinali e papi. Nessun altro cittadino potrà beneficiare di tale privilegio.

Art. 28
La legge DIOCATTO stabilisce e sancisce che solo i Cattolici veri e certificati hanno diritto a questi privilegi. Tutti gli altri Cittadini italiani ne sono esclusi. Dopo tale legge, i Cattolici non potranno più imporre allo Stato Italiano e a tutti i Cittadini italiani non cattolici, non credenti o credenti in altre religioni, i loro dogmi, le loro morali, il loro Dio cattolico onnipotente, beni esclusivi e privilegi dei soli Cattolici. I Cattolici, con questa legge, non sono più discriminati e più nulla è dovuto.

presentato da AXTEISMO movimento internazionale di libero pensiero
alla CAMERA DEI DEPUTATI

***
La proposta di legge DIOCATTO concede ai Cattolici il privilegio di poter finalmente essere liberi di morire liberamente tra le sofferenze più atroci, negli incidenti, di malattie, per infortuni, di tumori e di tutto quello che il Signore Santissimo manda giù loro insieme al pane quotidiano. Perché ostinarsi a volerli curare? Chi sono i medici, rispetto a Dio? Nulla. E chi è Dio rispetto ai medici? Tutto. E’ inconcepibile e vergognosa la pretesa che delle ‘nullità di insulsi medici’ possano e pretendano di curare e salvare i Cattolici credenti ponendosi al posto e al di sopra del loro Dio immenso, onnisciente e onnipotente. Come si può pensare questa cosa assurda e ridicola? Perché dunque il genere umano si ostinerebbe a sottrarre forzatamente i Cattolici dal Volere del loro Dio? Guai a intervenire nel ‘Disegno di Dio’, disegno spesso imperscrutabile e ignoto agli esseri umani. Si rischia grosso. Se il Dio cattolico stabilisce e sentenzia che il proprio protetto Cattolico (uomo o donna), così forte della propria fede, fervente nelle preghiere, muoia facendolo cadere dalle scale, perché affannarsi a portarlo con l’autoambulanza a sirene spiegate al pronto soccorso? Perché portarlo in sala operatoria rianimandolo mettendolo in mano a delle ‘nullità in camice bianco’? Perché noi contribuenti dovremmo spendere soldi per la sanità pubblica verso un individuo Cattolico credente il cui proprio Dio ha deciso e decretato di portarselo in Grazia Divina a casa Sua in Paradiso? Se Dio ama questo individuo Cattolico fino al punto tale che non può aspettare che muoia di vecchiaia, ma lo fa sfracellare con l’auto frontalmente contro un camion sull’autostrada, che se lo prenda, perbacco… di certo Dio non gli farà mancare niente. Noi uomini imperfetti e nullità perché dovremmo intrometterci nel ‘Grande Disegno Divino’? Per giunta spendendo soldi di tutti e appesantendo il lavoro degli ospedali e gravando sui bilanci pubblici. Che il Dio cattolico sia accontentato dunque. Il Cattolico credente, se è davvero “cattolico” e “credente” come dice e si vanta spesso, non può e non deve esimersi di diventare ospite eterno del suo Dio che adora e prega nelle messe e altrove, di quel Dio onnipotente Padrone della sua anima, del suo corpo e di tutto quello che c’è dentro.

Chi siamo noi uomini, cittadini non credenti gonfi di boria e di peccato, axtei, atei, laici, agnostici, blasfemi, eretici, bestemmiatori, credenti in altre religioni, forse concussi con Satana, complici del Maligno, fiancheggiatori del Demonio, per voler modificare il ‘Grande Eterno Disegno di Dio onnipotente’? Chi siamo noi uomini mortali e imperfetti per fare in modo che il Grande Eterno Disegno di Dio onnipotente non si avveri? Perché dovremmo essere noi a cambiare le carte in gioco distribuite dalla mano del Destino e quindi essere responsabili nel fare deviare il Destino verso un’altra direzione? Per carità, non prendiamoci questa enorme responsabilità di coscienza, assolutamente al di fuori della nostra portata razionale e dalla portata di qualsiasi essere umano. Lasciamo quindi che il Destino dei Cattolici si compia, che faccia il suo corso. Se i Cattolici debbono morire per volontà del loro Dio onnipotente, che muoiano. Non possiamo farci nulla. Non si tratta di crudeltà nel lasciare morire i Cattolici, ma di un normale e civile atto dovuto verso di essi e di rispetto della democrazia.

Caro Cattolico, sei ammalato, stai sanguinando e rantolando con le budella sparse sull’asfalto dell’autostrada? sappi che quello è esattamente il volere di Dio, del tuo Dio onnipotente. Come pretendi quindi che noi non cattolici e non credenti o credenti di altre religioni ti dovremmo soccorrere chiamando l’emergenza 118? Come osi il solo pensarlo? Se pensi questo commetti due grandi peccati. Il primo peccato è quello che non vuoi rispettare ciò che il tuo Dio ha in serbo per te. Il secondo peccato è quello che a noi ci metti nei guai inducendoci a compiere un grave atto sacrilego, facendoci mettere contro la Volontà del tuo Dio onnipotente poiché lo stiamo ostacolando, e quindi dalla parte del Diavolo astuto e furbo. Ma essendo noi intelligenti, razionali e democratici lasceremo che i fatti che ti accadono e ti accadranno nella vita siano modificabili solo ed esclusivamente dal Divino Destino del tuo Dio onnipotente, cioè lasciandoti morire e permettere alla tua anima di volare verso l’altro mondo che il tuo Dio ha pensato e preparato con infinito amore per te.

E’ questo il senso del disegno di legge DIOCATTO. Sei malato e sei cattolico? Hai subìto un incidente e sei in fin di vita e sei credente in Cristo? Hai un’ernia da operare e sei un fedele alla Madonna? Non si capisce cosa vieni a fare nei nostri ospedali. Perché ti rivolgi alle ‘nullità dei medici’ per i tuoi problemi di salute? Non vorrai mica paragonare i medici alla saggia categoria di lavoratori diaconi, preti, frati, sacerdoti, suore, vescovi, cardinali e papi! Ecco del perché è un enorme abuso di potere e un controsenso il fatto che i Cattolici siano curati negli ospedali italiani.

Nessuno può impedire di avvalersi del diritto sancito dalla legge di "Obiezione di Coscienza". Non me la sento di andare contro la volontà del Dio cattolico che sappiamo bene, dai racconti della bibbia, quanto Egli sia irascibile, collerico, iracondo, nevrastenico e vendicativo. Non voglio che il Dio cattolico me la faccia pagare per averlo ostacolato vendicandosi e facendo ripercussioni su di me.

Tutti i non cattolici possono avvalersi liberamente del diritto all’Obiezione di Coscienza lasciando che i Cattolici muoiano. E’ il loro Dio che lo vuole, Dio è con loro. E’ un diritto più che legittimo per i Cattolici il morire per mano del loro Dio. Per i non cattolici, per pari diritto, è più che legittimo il non agire.

Ennio Montesi

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mercoledì, febbraio 04, 2009

 

Le iene - Enrico Lucci e monsignor Milingo


 

Milingo fuori programma da Chiambretti 29-01-09


 

Raggiunta una larga intesa sul progetto di legge relativo al “Testamento Biologico”

Aderendo agli inviti dei Vertici istituzionali della Repubblica Italiana e cioè -in ordine decrescente- del Pontefice, del Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, del Collegio Cardinalizio, del Sinodo dei Vescovi, del Consiglio Episcopale permanente, del parroco di Cairo Montenotte e, altresì, del Presidente della Repubblica, del Presidente del Senato, del Presidente della Camera e del Presidente della Corte Costituzionale, le forze parlamentari di maggioranza e minoranza hanno raggiunto finalmente un accordo sulla formulazione definitiva del testo di legge che disciplinerà il “testamento biologico”.
E’ noto che il punto di contrasto tra cattolici e laici era rappresentato dalla possibilità o meno di sospendere l’alimentazione forzata alle persone che, come Eluana Englaro, venivano a trovarsi in stato vegetativo permanente. Tale contrasto è stato ora completamente sanato con la formulazione di alcuni emendamenti alla legge sul testamento biologico.
L’articolo 1 del progetto di legge -fortemente voluto dalle componenti laiche- ha sancito che “Qualsiasi persona ha il diritto di manifestare, in un testamento biologico sottoscritto dinanzi ad un Notaio alla presenza di due testimoni, la propria preventiva volontà di rifiutare l’alimentazione e l’idratazione forzate per l’ipotesi di riduzione in stato vegetativo permanente”.
Con l’emendamento di cui al successivo articolo 2 si è però puntualizzato che “Nell’ipotesi in cui il soggetto cada in stato vegetativo permanente e irreversibile, la sua volontà di rifiutare l’alimentazione e l’idratazione forzata, già espressa validamente nel testamento biologico, dovrà essere nuovamente confermata, personalmente, con altra dichiarazione, che deve essere manifestata e sottoscritta dal soggetto in stato vegetativo permanente dinanzi a 2 notai, con la presenza di almeno quattro testimoni nominati dal Presidente del Tribunale del luogo di ricovero. Nel caso in cui il soggetto in stato vegetativo permanente confermi la volontà già espressa, il distacco dell’alimentazione e dell’idratazione forzata non potrà comunque essere eseguito se non dopo il decorso di:


- anni 98, per i soggetti in s.v.p. di età inferiore ai 10 anni;
- anni 90, per i soggetti in s.v.p. di età superiore ai 10 e inferiore ai 20 anni;
- anni 80, per i soggetti in s.v.p. di età superiore ai 20 e inferiore ai 30 anni;
- anni 70, per i soggetti in s.v.p. di età superiore ai 30 e inferiore ai 40 anni;
- anni 60, per i soggetti in s.v.p. di età superiore ai 40 e inferiore ai 50 anni;
- anni 50, per i soggetti in s.v.p. di età superiore ai 50 e inferiore ai 60 anni;
- anni 40, per i soggetti in s.v.p. di età superiore ai 60 e inferiore ai 70 anni;
- anni 30, per i soggetti in s.v.p. di età superiore ai 70 e inferiore ai 80 anni;
- anni 20, per i soggetti in s.v.p. di età superiore agli 80 e inferiore ai 90 anni;
- anni 10, per i soggetti in s.v.p. di età superiore agli 90 e inferiore ai 100 anni;
- anni 9, per i soggetti in s.v.p. di età superiore ai 100 anni.”


Il progetto di legge reca, all’articolo 3, una novità di rilievo che è stata introdotta per aderire alle aspettative dei cattolici che verseranno in stato vegetativo permanente e che non avranno manifestato il rifiuto della somministrazione delle terapie e dell’alimentazione ed idratazione forzate.
Con l’art. 3 si è infatti disposto che “I cattolici che non hanno espresso la volontà di sospensione delle terapie e dell’idratazione per l’ipotesi di riduzione in stato vegetativo permanente, dovranno essere, in caso di loro conclamato decesso, crioibernati o mummificati per la durata di 800 anni. Se il progresso scientifico e tecnologico lo consentiranno, i soggetti crioibernati o mummificati dovranno essere al più presto richiamati in vita attraverso adeguate terapie e/o interventi.
In caso di ricaduta in stato vegetativo permanente del soggetto richiamato in vita, si provvederà a nuova crioibernazione o mummificazione, per la durata di ulteriori 800 anni. Per motivi di contenimento della spesa pubblica, non sono consentiti più di 300 richiami in vita
Per le spese di crioibernazione e mummificazione dei cattolici si provvederà con apposito capitolo di bilancio annuale.
Al personale medico che ometta la criobernazione o la mummificazione delle salme dei cattolici si applica la sanzione prevista dall’art. 575 del codice penale”.

Fonte:
Luigi Tosti, magistrato
http://tostiluigi.blogspot.com
tosti.luigi@yahoo.it

“La trascendenza è la discendenza trasversale
che accomuna tutte le specie di teopitechi.”
Luigi Tosti

martedì, febbraio 03, 2009

 

Giudice Luigi Tosti: Crocifisso

Al Presidente della Sesta Sezione Penale
della Corte di Cassazione
Piazza Cavour
00193 ROMA

Oggetto: Richiesta di rinvio dell’udienza del 17.02.2009, fissata per la discussione del ricorso R.G. N. 03482400-07 presentato dall’imputato Luigi Tosti.

Io sottoscritto Avv. Dario Visconti, difensore di fiducia dell’imputato Luigi Tosti nel ricorso n. 03482400-07 R.G., la cui discussione è stata fissata per il prossimo 17 febbraio 2009,


premesso:

- che l’imputato Luigi Tosti ha chiesto, in vista della precedente udienza di discussione del 18.11.2008, che venissero rimossi da TUTTE le aule giudiziarie italiane i crocifissi o che, in subordine, venissero esposte le menorà della religione/cultura ebraica a fianco dei crocifissi preannunciando che, in caso contrario, si sarebbe rifiutato di farsi processare, ovverosia avrebbe immediatamente revocato la nomina dei suoi due difensori di fiducia;
- che l’imputato e i difensori Avv.ti Pierdominici Fabio e Visconti Dario sono regolarmente comparsi alla precedente udienza del 18.11.2008 dinanzi alla Sesta Sezione penale della Cassazione, constatando però che nelle aule della Cassazione penale e civile permaneva la presenza dei crocifissi, peraltro di dimensioni di poco inferiori a quelle di un cadavere di un uomo adulto;
- che l’udienza del 18.11.08 è stata rinviata d’ufficio a nuovo ruolo, sicché non si è potuto insistere nella richiesta di rinvio;
- che risulta che a tutt’oggi i crocifissi seguitano a rimanere affissi nella aule giudiziarie, in perfetta solitudine, in virtù della circolare del 29.5.1926 n. 2134/1867 del Ministro Rocco, la quale lede il principio supremo di laicità sancito dalla Carta Costituzionale Italiana, cioè l’obbligo costituzionale dei giudici non solo di essere, ma anche di apparire imparziali, neutrali ed equidistanti nei confronti dei cittadini giustiziabili e dei loro legali, come espressamente affermato dalla IV Sezione Penale della Corte di Cassazione nella sentenza 1.3.2000 n. 4273, imp. Montagnana;
- che Luigi Tosti ha avanzato -ed avanza- la pretesa di essere giudicato il prossimo 17 febbraio 2009 -cioè in occasione della ricorrenza del quattrocentonovesimo anniversario del rogo criminale sul quale venne fatto ardere Giordano Bruno- da giudici che appaiano visibilmente “LAICI” -cioè non connotati da partigianeria cristiana- tanto più in un processo che vede Luigi Tosti imputato per essersi rifiutato di tenere le udienze sotto l’incombenza del SOLO crocifisso;
- che l’imputato Luigi Tosti ha anche preteso -e pretende- che durante lo svolgimento del processo di Cassazione siano rispettati i suoi diritti primari di eguaglianza e di libertà religiosa;
- che, in effetti, la presenza del SOLO crocifisso, unita al contestuale divieto di esporre la menorà ebraica, implica un’atto di palese discriminazione religiosa e, quindi, la violazione del diritto all’eguaglianza che compete a qualsiasi essere umano, ivi inclusi gli “ebrei” e gli “atei”;
- che la presenza del SOLO crocifisso implica, altresì, la violazione del diritto di libertà religiosa dell’imputato e dei suoi difensori, ai quali viene coattivamene imposta la presenza di idoli e di simboli di una particolare religione, quando sono costretti a frequentare le aule giudiziarie per esercitare il diritto di difesa;
- che tutti questi principi giuridici risultano oramai condivisi dagli Stati realmente democratici (si ricorda la recente sentenza del Tribunale amministrativo di Valladolid, che ha ordinato la rimozione dei crocifissi dalle scuole, nonché la legge danese che ha vietato ai giudici di indossare crocifissi o altri simboli religiosi, e questo “perché un magistrato, quando giudica, deve essere neutrale e imparziale”);
- che tutti questi principi sono stati anche affermati dal dott. Duchi Michele, Presidente del Tribunale di Ragusa, che ha affermato, in una lettera indirizzata al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Ragusa, che “il collocamento nelle aule giudiziarie del crocifisso è un atto inesorabilmente e ingiustificatamente discriminante”;
- che la rimozione dei crocifissi dalle aule giudiziari, comportando la revoca della sopra citata circolare, può essere disposta soltanto dal Ministro di Giustizia, come giustamente sentenziato dalla Cassazione penale con l'ordinanza n. 41.571 del 18.11.2005 (imputato Adel Smith);
- che la rimozione temporanea del crocifisso dall’aula della Sesta Sezione si profilerebbe come un éscamotage ingiurioso nei confronti dell’imputato e, in ogni caso, inutile, dal momento che la IV Sez. della Cassazione penale ha sancito l’opposto principio che “non è possibile attribuire rilevanza al fatto che casualmente la violazione non si verifichi nell’aula di destinazione”;
P. Q. M.
1°) chiedo che la S.V. Ill.ma si pronunci immediatamente su questa istanza, rinviando la discussione del ricorso ad altra prossima udienza, acciocché sia garantito il rispetto del principio supremo di laicità ed il rispetto dei diritti umani di eguaglianza e di libertà religiosa dell’imputato Tosti Luigi (e dei suoi difensori), contestualmente attivandosi presso il Ministro di Giustizia per ottenere la revoca della sopra citata circolare, e cioè che siano finalmente rimossi da TUTTE le AULE GIUDIZIARIE italiane i crocifissi;
2°) per l’ipotesi che la Corte non aderisca alla richiesta di rinvio e disponga, pertanto, che il processo venga celebrato in violazione dei diritti primari dell’imputato, rappresento che l’imputato Luigi Tosti ha già manifestato la volontà di “rifiutarsi di difendersi dinanzi ai giudici della Cassazione”, e cioè di voler immediatamente revocare la nomina dei suoi difensori di fiducia: al fine di evitare ulteriori perdite di tempo ed ulteriori spese, pertanto, si chiede che la Corte si pronunci immediatamente su questa istanza, provvedendo, in caso di rigetto, all’immediata nomina di un difensore d’ufficio per l’udienza del 17.2.2009. Si segnala, all’uopo, che l’imputato, avendo interesse alla sollecita definizione del processo, non si oppone alla nomina di uno dei suoi due ex difensori di fiducia.
Distinti saluti
L’Aquila, li 4 febbraio 2009

Avv. Dario Visconti
Via XX Settembre n. 19
67100 L’Aquila


 

Fotografata ad una edicola di Buenos Aires, nella cattolica Argentina



domenica, febbraio 01, 2009

 

Papi Scellerati di Fernando Liggio



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